Pausa pranzo

L’ora di pranzo con due bambine sotto i tre anni senza uno straccio di aiuto è piuttosto stimolante, perché se sopravvivi indenne ti senti un po’ come aver scalato l’Anapurna senza bombole.

Oggi sono riuscita a migliorare il mio record personale di quante più cose riesco a fare nello stesso momento.

Ero al telefono con Augusto, il nostro amico ultraottantenne con problemi di cuore, un artista argentino innamorato della psicoanalisi e della religione e creatore della pittura cibernetica (con scarso successo ancora qui in Italia) e cercavo in tutti i modi di lanciargli messaggi subliminali per costringerlo a riattaccare; nel frattempo contavo i minuti sul display del telefono – tanto parla solo lui! –  per vedere se la pasta diventava colla; siccome i miei tentativi erano vani e la pasta era già ampiamente cotta mi sono ingegnata riuscendo nell’impresa di scolare la pasta, parlare al telefono e dare la tetta a Sofia che imperterrita continuava a succhiare. Non male…

Purtroppo le erbette sul fuoco non hanno avuto altrettanta fortuna e sono bruciate miseramente.

Perché piove sempre il giorno dopo che hai lavato il pavimento?

E perché i bambini devono rigurgitare sulla maglia appena messa?

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