Venezia

Scegliere di continuare a viaggiare anche con dei figli a carico rinunciando alle invitanti offerte famiglia di qualche mega struttura concepita per bambini in Trentino o Romagna, ti permette di rimanere in un certo senso legato alla tua vita di prima, non rinunciando al piacere di vedere il mondo anche se  in modo diverso.

Di sicuro più faticoso!

Volete mettere preparare quattro valigie, passeggino, marsupio, borsa pannolini, borsa cibo, borsa giochi per Sofia, borsa libri per Julia, coperte e cappotte antipioggia, e per finire bottiglia di vino da tracannare in albergo per i genitori da rianimare. Al termine del viaggio in macchina, che include canzoni e divertimenti bimbo per evitare crisi isteriche (c’è chi opta per la tv in auto che oltre ad essere un’americanata mi inquieta assai) c’è l’immancabile vomitata della Julia.

La prima cosa che mi sento di dire con una certa cognizione di causa è: non andare a Venezia con bambini che non camminano. Avete presente quanti ponti ci sono a Venezia? Mannaggia a me e a quando ho resettato questa informazione dal mio cervello, da Piazzale Roma a Piazza San Marco sembravamo degli asini da soma mentre sollevavamo passeggino e bimbe ad ogni maledetto ponte e se alla fine dell’opera mi avessero dato un calcio in culo non avrei neanche obiettato.

Beh uno dice, finalmente in albergo! Già. La camera quattro per quattro con due lettini a sbarre raggiungeva comodamente i quaranta gradi, malgrado le inondazioni in tutto il Veneto dei giorni scorsi, a Venezia è tirato lo scirocco e con le nostre giacche a vento e maglioni di lana stavamo letteralmente soffocando.

Abbiamo spalancato le finestre per tutta la giornata con il risultato di avere sì più fresco ma dando la possibilità a una quindicina di zanzare di scorrazzare liberamente per il nostro accampamento stile beduino; avevamo appeso una pezza di tessuto africano come divisorio tra il nostro letto e quello di Julia…

La prima notte, malgrado le ragazze siano state bravissime, l’abbiamo passata praticamente insonne dal momento che abbiamo inscenato una lotta senza quartiere alle zanzare che continuavano a svegliare il nostro precario sopore con quel fastidioso ‘bzzz’.

L’apice della vacanza l’abbiamo raggiunto quando nell’oscurità della stanza aspettavamo che entrambe le ragazze si addormentassero in religioso silenzio soffocando qualsiasi rumore sotto il cuscino.

Vi chiederete…ma che ci siete andati a fare a Venezia?

Beh, Venezia è sempre Venezia.

E quando togli questi piccoli inconvenienti che sul momento possono anche farti strippare, rimane la bellezza del viaggio, il fascino vagabondo che diventa ancora più intenso perché il tuo bagaglio è formato da due meravigliose creature che non ti abbandonano mai e che aggiungono all’esperienza un valore immensamente più grande.

I figli ti catapultano in una dimensione totalmente nuova, in un mondo composto da noi e non più da io, è rassicurante sapere che per quanto la nostra vita sia cambiata irreversibilmente col loro arrivo, ci sono cose che ancora ci tengono ancorati al nostro ieri e che un pezzo della nostra identità sia sopravvissuta con loro.

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