Vecchie reminiscenze

Mezzogiorno e dintorni.

La scena è sempre la stessa.

Parto per andare a prendere Julia e metto la Sofia nell’ovetto.

Come tutti i giorni, al primo tentativo, scoppia in un pianto isterico.

La prendo in braccio ed intanto le macchine passano, le persone sbirciano, le borse cadono dal passeggino, il cellulare suona, e lei magicamente smette. Qualche coccola, due saltelli sul posto, due paroline sussurrate all’orecchio e via che riproviamo.

Questa volta pianto offeso.

Ok, scatta il marsupio.

Felice come una pasqua. Che strano!

Mentre spingo il passeggino assomigliando sempre più ad un marsupiale, manca solo qualche salterello e la somiglianza è fatta, metto a fuoco una mamma incinta che attraversa la strada.

Ha proprio delle brutte scarpe. Antiche. Magari sono anche costose. E’ vestita classica, ma di quel classico che alla mia età fa presto a farti passare over quaranta…e poi io odio lo stile classico!

La guardo meglio.

Oddio…è una mia ex collega, porta anche lei la bambina alla nostra scuola, il marito è il classico marpione, di quelli che ti salutano chiamandoti per nome anche se tu stai guardando dall’altra parte.

E’ chiaro il genere, no?

Vedendo lei forse è per questo che il marito saluta le donne per nome.

Ma il punto non è questo.

Diranno la stessa cosa di me quando mi vedono spingere un passeggino vuoto?

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