Africa vs. Occidente

Ieri sera abbiamo abbandonato le mura di casa, sempre più simili alle mura descritte da Stendhal, per andare a cena dai nostri amici camerunensi.

Per prima cosa, che non vi passi per la testa di chiamarli di colore perché si incazzano di brutto, lo trovano un appellativo offensivo e ipocrita, la loro pelle è nera e così vogliono essere chiamati.

Secondariamente quando entrate in casa loro, scordatevi il silenzio che attanaglia le nostre case, la musica impera sempre e comunque, da loro Petit-Pays non manca mai; certo come in tutte le famiglie ci sono le preoccupazioni, figurarsi in una famiglia con quattro figli, un mutuo e uno stipendio ma c’è un approccio diverso ai problemi che per noi è tutto da imparare.

Invece di chiudere casa, famiglia, anima e pensieri dentro casa, possibilmente a doppia mandata, gli africani vivono tutto in modo corale, la famiglia è un grande contenitore di aiuto, sfogo, comunione; nonni, zii, cugini non sono un dovere da adempiere in occasione delle feste o un fastidioso impegno per il pranzo domenicale ma orecchie che ascoltano, bocche che danno conforto, cuori che consolano.

La loro casa è sempre aperta, il primo che si alza apre l’uscio e l’ultimo che va a letto lo chiude, non centra nulla lo stereotipo dei tempi diversi, dei bioritmi africani e altre sciocchezze simili, quando vengono a trovarti per farti un saluto – e sono sempre loro a venire da te, al punto da farti sentire piccolo piccolo – non hanno bisogno di avvisarti; quando visiti la famiglia non c’è bisogno di formalismi.

Ho cominciato a pensare alla famiglia africana e a quella italiana; noi siamo molto bravi a riempirci la bocca di parole come civiltà e viver bene, slow food e wellness ma nella vita di tutti i giorni siamo persi. Quando in Africa una donna ha un bambino c’è un mondo di donne ad accoglierlo pronte ad aiutare la neomamma attraverso questo viaggio faticoso; io vivo nell’isolamento da tre anni.

C’è una condivisione della vita, delle gioie e dei dolori da noi impensabile, impegnati a pagare psicanalisti che fanno le veci di amici e famigliari, stiamo pagando a caro prezzo il cosiddetto sviluppo.

La prossima volta che nasco, voglio nascere nera.

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Un pensiero su “Africa vs. Occidente

  1. Bello questo post! non sapevo che avessi amici camerunensi: anche il mio quasi-cognato lo è, magari lo conosci pure… Sono d’accordo, comunque, sulla tua analisi. Purtroppo non posso esserti utile perchè non sono mamma, ma ti farò pubblicità, per il blog. A presto!

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