Spunti impossibili

Barricata in casa da domenica, anche la mente più fertile fatica a trovare spunti interessanti che possano valere la pena di essere letti.

In macchina per andare a trovare mio nonno in ospedale, domenica pomeriggio Julia sembrava più stanca del dovuto e faceva fatica a svegliarsi dal sonno; cinque minuti dopo l’arrivo in questo posto alquanto deprimente, avvicino la bocca alla sua fronte.

Bollente.

Dietro front, di corsa a casa.

Il termometro segnava 39.3 mentre il mio termometro emotivo andava in picchiata.

Quando Julia si ammala, mi ammalo sempre anch’io seppur solo metaforicamente.

E’ tre giorni che vivo dentro pantaloni della tuta sformati, maglia chiazzata di qualche pasto raffazzonato alla meglio e capelli improponibili stile Susan Boyle.

Da 72 ore il mio mondo ruota intorno a supposte di tachipirina, termometri da imburrare con vaselina, e piatti in bianco da inventare per la malata scontrosa; quando non dorme, non guarda i Barbapapà o non è impegnata in un costante piagnucolio mi implora di giocare a qualcosa, sia questo vestire le Barbie, fare per la millesima volta il puzzle di Cenerentola o disegnare gatti e persone irriconoscibili.

La beffa è che dopo tanto grigio, questi giorni vedono le prime avvisaglie di una primavera che ha voglia di arrivare, il sole è caldo e le gemme sugli alberi si tingono del primo verde pronte a schiudersi.

In questi momenti più che mai vorrei avere una mamma in pensione, una suocera dietro casa o saltare un paio di generazioni e tornare a quel mondo di donne che vivevano crescendo i figli propri e altrui condividendo i cicli naturali della vita.

Vorrei un mondo in cui le donne, fanno le donne e gli uomini, gli uomini.

A volte però la sorpresa è proprio dietro l’angolo.

Ore 08.40.

Il campanello suona, trovando seduta Sofia sul tappeto a masticare qualcosa con le temibili gengive a tenaglia, Julia davanti ai soliti cartoni ed io intenta a leggere le prime righe di un articolo troppo politico per capirci qualcosa di prima mattina.

Arrivano i nostri!

La nonna ha preso un giorno di ferie.

La giornata è salva: tutto merito della psicanalisi.

Ma questa, è un’altra storia.

 

 

 

 

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