Un click di troppo

La tecnologia è grandiosa.

Senza tecnologia non potremmo chiamare gratuitamente gli Stati Uniti e le mie figlie dimenticherebbero presto i loro grandparents se un piccolo strumento chiamato webcam non mostrasse i loro volti a diecimila chilometri di distanza.

La tecnologia ha reso accessibile ed estremamente facile ciò che tuttavia continua ad esistere: la gente continua a pagare le bollette in posta, a prenotare biglietti aerei in agenzia di viaggio, a telefonare negli alberghi per sapere la disponibilità, a comprare libri in libreria, a fare spesa al supermercato, a fare bonifici in banca.

Con un semplice click però, tutte quelle cose possono essere fatte dalla sedia di casa nostra senza doverci preoccupare se fuori piove, se il traffico sarà bestiale, se la coda allo sportello durerà ore.

Come dicevo prima, grandioso.

Ma…

Spesso c’è un ma dietro tutte le cose grandiose.

Mi sembra che dietro a questa accessibilità si nasconda una bulimia dell’informazione, la compulsività dell’imput immediato, l’impellenza di sapere tutto nel medesimo istante in cui ci passa per la mente; siamo diventati incapaci di coltivare la pazienza, l’arte antica del qui e ora.

Che tempo farà domani? Click, piove. Il nuovo libro di Carlotto? Click, comprato. Cosa vuol dire aggiotaggio? Click, speculazione.

Quando la tecnologia sostituisce il gusto del fare o peggio l’umanità del vivere, allora il giochino si rompe e gli effetti collaterali cominciano a fare danni.

Vi ricordate quando per parlare con un ragazzo bisognava telefonare a casa sua e magari parlare con uno dei suoi genitori? Fantascienza adesso.

Quando per invitare una ragazza fuori, dovevi necessariamente chiederglielo di persona? Impensabile adesso.

Stare in silenzio senza pensare né ascoltare musica seduti sull’autobus di ritorno da scuola? Ma siamo matti!

Mi sembra che guadagnando in comodità abbiamo perso la fatica e il piacere della scoperta, il senso del reale che non è a un click di distanza ma sta negli occhi della gente, nelle loro emozioni, nei loro imbarazzi, nei loro vani tentativi, nelle sofferenze e nelle gioie immense.

E questo, neanche Steve Jobs riuscirà mai a crearlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 pensieri su “Un click di troppo

  1. Questa è una bella riflessione a cui non avevo mai pensato … effettivamente se da una parte la tecnologia ci semplifica la vita è anche vero che dall’altro ci priva di sensazione e d emozioni che in verità sono molto importanti.

    Un saluto

    • Grazie Mr. Loto!

      Buona domenica.

      e.

      • Ciao Erica, grazie ella tua visita da me. Non conoscevo il tuo blog, sono felice di averlo scoperto. Questa tua riflessione l’ho fatta molte volte, e concordo pienamente con ogni parola che hai scritto. Purtroppo ormai siamo totalmente dipendenti dalla tecnologia, soprattutto i ragazzi. Mi sono imposta però una cura disintossicante. Quando siamo in ferie possiamo concedeci solo pochissima tv, e niente altro.

  2. Brava Erica, secondo me hai centrato il fulcro delle discussioni che ci accompagneranno per i prossimi 20 anni. Molti lo ignorano: la nostra generazione è quella che porterà sulle spalle il fardello del “passaggio di consegne” tra il mondo PRE internet e quello che verrà.
    Saremo noi a dover insegnare ai nostri figli che se da una parte è comodo vedere i nonni sotto forma di ologrammi a due spanne dal naso e lanciar loro abbracci virtuali, dall’altra, riabbracciarli dal vivo regala emozioni diverse e, forse, più profonde. Saremo noi a dover insegnare loro che il microchip “installato” sottocute potrà creare uno scenario sconfinato nella mente ma il navigare in mare aperto guardando l’orizzonte è un’altra cosa. Ogni emozione verrà ricreata artificialmente e noi, solo noi, potremo insegnare loro che il vento, quando lo senti sulla pelle mentre navighi in vela, fa male. La salsedine brucia sul viso e sulle mani salde sul timone. Il sole ti scalda ma allo stesso tempo ti massacra. Dopo 10 ore di navigazione però, quando tocchi terra, svieni dal turbinio di emozioni che ti avvolgono la mente e tacciono i lamenti del tuo fisico.
    La sofferenza e i sacrifici rafforzano le emozioni, le rendono più umane.

    Del resto basta poco: in una sera gelida d’inverno, anzichè andare in palestra, basta vestirsi e andare fuori a correre. Al rientro la palestra sembrerà un gioco virtuale 😉

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