Teenagers americani

Oltre ad aver sposato l’America, nel senso fisico del termine, ho insegnato Italiano per diversi anni a studenti americani in viaggio studio in Italia.

Gli americani erano diversi da tutte le altre nazionalità, è impossibile anche solo paragonarli ad altri paesi, per via di alcune caratteristiche intrinseche.

Mi ha sempre lasciato perplessa vedere l’incapacità a comunicare, l’ostinato disinteresse per gli altri, il bisogno di isolarsi; durante l’intervallo era piuttosto frequente vedere i ragazzi rimanere seduti al loro posto, accendere l’Ipod e rimanersene per proprio conto senza rivolgere la parola a nessuno dei compagni in classe.

Una sera avevo invitato un gruppo di studenti a cena a casa mia; uno di loro aveva portato la sua birra e ha cominciato a bersela con gusto senza offrirla a nessuno. Ma la cosa più sconcertante è successa quando, nel momento dei saluti (che in Italia può durare anche più di mezz’ora), tutto il gruppo è sgusciato fuori di casa, senza aspettare l’altra compagna che era andata in bagno. Inutile da parte mia gridare “guardate che Tizia non è ancora pronta!” Il motivo? Non lo so. Forse gli stava antipatica.

Un altro anno ho avuto lo studente rasta affetto da ADD (se non hanno voglia di studiare dicono che ne soffrono), Andrew, che si presentava alle lezioni scalzo e mentre scrivevo alla lavagna, tirava fuori i ferri da maglia e si metteva a sferruzzare una sciarpa di lana.

Altra situazione ricorrente era sentire i commenti scandalizzati delle ragazzine (vestite non proprio da monache) che si lamentavano degli sguardi espliciti degli uomini per strada, eppure chissà come, alla fine del trimestre erano proprio loro che tornavano a casa coi tre punti in trasferta…

Succede anche che inviti tua cugina per il fine settimana, e che questa non esca dalla camera da letto fino alle due del pomeriggio, nell’unico giorno in cui potevate stare insieme, dopo che avevi guidato nove ore (sì, avete letto bene) per andare a prenderla al campus dell’Università.

Non è probabilmente colpa loro ma della società che li cresce coltivando valori a noi ancora estranei. Il condividere non è importante, ciò che conta è il singolo e i risultati che ottiene. Non c’è posto per i secondi arrivati e la spinta ad essere il migliore, che inizia già in tenera età, porta a un conseguente, naturale individualismo.

Credo sia impossibile, soprattutto per un adolescente italiano di oggi, non cedere alla fascinazione della cultura americana, ma invece di importare tutto a priori, bisognerebbe prima conoscere meglio ciò che si nasconde dietro i falsi miti.

Annunci

2 pensieri su “Teenagers americani

  1. C’è chi annovera nel proprio curriculum vitae una pinta di “Beer and a bump” bevuta tutta d’un fiato, in compagnia di americani.
    Oppure chi, sempre in compagnia di americani, ha bevuto vodka direttamente da una lastra di ghiaccio, a bocca spalancata..
    SOCIOPATIA 0 – SCHEGGIA IMPAZZITA 4.
    ..too good..

  2. E’ strano però come poi riescano a creare mezzi online esclusivamente dedicati alla condivisione e alla socializzazione (pensiamo ai Social network, ad esempio). In questi ci si buttano poi a pesce, quasi come fosse una valvola di sfogo. Non trovi?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...