Proiezioni

Se c’è una cosa che detesto è quando camminando per strada, con in braccio Sofia e per mano Julia, mi imbatto in qualche vecchia conoscenza che mi guarda con aria incredula e con sorrisetto piacione esclama: “Ma sai che non ti vedo come mamma?”

“Per la miseria, dopo tre anni e due figlie? Come mi vedi, ancora in pista a pogare allegramente alticcia?”

Penso… ma non lo dico. In realtà li osservo con un sorriso ebete, perché come sempre accade, le migliori risposte in contraddittorio arrivano quando la controparte se n’è già andata.

E’ piuttosto demoralizzante constatare quanto sia difficile levare una certa reputazione, spesso non più veritiera, dalla pelle dei nostri conoscenti. I cambiamenti del tempo e le esperienze della vita non sembrano sufficienti a far cambiare volto alle persone.

Le proiezioni sono difficili da disfare, soprattutto quelle sui figli.

L’altro giorno osservando le mie figlie, gongolavo con Doug di quanto Sofia fosse portata per il ballo (ha dieci mesi!) visto che ogni volta che sente la musica comincia a ballare e di come Julia sia brava a cantare perché ha un innato senso musicale.

Lo scenario era già stabilito: una figlia cantante e l’altra ballerina.

Poi, ci siamo fermati un secondo e abbiamo realizzato quanto fosse assurdo e potenzialmente pericoloso cominciare già adesso con le aspettative, tra l’altro totalmente autoreferenziali.

Cosa succederebbe se Sofia volesse fare la cantante e Julia sentisse il bisogno di ballare? Non sentirebbero una certa pressione nello spingerle in direzioni diverse da quelle che vorrebbero?

Un certo decisionismo e perché no, una certa dose di aspettativa, possono dare sostegno ai figli, ma bisogna stare attenti a vestirli con abiti che non siano i loro, magari frutto di frustrazioni subite quando eravamo bambini.

I secondi hanno già l’esempio dei primogeniti e crescono con spirito di emulazione o di contraddizione e per loro spesso è faticoso trovare la propria strada.

A volte sembra quasi automatico creare due polarità nel descrivere le personalità dei propri figli, io era quella buona mia sorella la peste; Doug quello mite, suo fratello quello problematico, e così via.

Ma sapete una cosa? A un certo punto mi sono rotta di essere quella buona e i miei genitori hanno cominciato a vedere i sorci verdi e Doug ha preferito cambiare continente per non dover più essere quello remissivo…

Evitare di affibbiare etichette e creare stupidi dualismi consentirà ai nostri figli la libertà di diventare quello che gli pare.

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