5 minuti di terrore

Era l’ora del dopo pranzo, quando bisogna ripetere i soliti monotoni gesti dello sparecchiare, lavare i piatti, mettere le bambine a letto, c’era addirittura l’aspirapolvere pronta per partire.

Julia esce di casa e gioca nel portico, comincio le mie faccende mentre Doug fa le sue, Sofia gioca allegramente per terra nuda e spensierata.

Sento Julia che mi chiama al di là della porta di casa.

Vado a vedere.

Apro la porta.

Non si apre.

Sento che sta armeggiando con le chiavi, lasciate fuori nella toppa.

Panico.

La nostra casa, al piano terra, ha le inferriate su tutte le finestre.

Inspira, espira, inspira, espira.

Le dico con finta sicurezza, ma tradendo una sospetta impazienza: “July, gira la chiave verso….(sinistra e destra non le conosce) il tavolino piccolo.

Niente.

“Hai fatto?”

Niente.

I minuti passano e anche lei comincia a capire che quel gioco non è più divertente.

Guardo fuori, il cancello del cortile è aperto.

Merda.

Chiamo immediatamente i miei vicini di casa, so per certo che ci sono, ci vuole un attimo perché scendano ed aprano la porta.

Il telefono di casa squilla. Niente.

Provo sul cellulare.

Niente.

Ma come è possibile? Non li ho visti uscire.

Comincio a sgolarmi chiamandoli per nome. Peccato che lui si chiami Giulio e lei Sonia, lo stesso nome della bambina che giocava qui stamattina.

Penseranno che sto sgridando mia figlia e la sua amica.

Doug nel frattempo tenta con un’improbabile mossa di svitare la maniglia dalla porta, ma non funziona.

Inspira, espira. Inspira, espira.

Faccio avvicinare Julia alla finestra della cucina per calmarla, dal faccino capisco che è spaesata e  comincia ad avere un po’ paura.

Continuo a chiamare i miei vicini ma non rispondono.

Che stiano copulando in pieno giorno? Se è così posso smettere di chiamarli.

Mi affaccio dalla cucina e vedo la finestra al terzo piano della vicina transilvana, la mamma del leggendario bambino urlatore. Loro sono sempre in casa.

E’ un urlo biblico quello che esce gutturale dalla mia gola, al di là delle sbarre di Alcatraz.

“MARIA”!!!

“MARIA”!!!

“MARIA”!!!

Il suo faccione appare come la più bella delle visioni.

Lei però non mi vede, sono nascosta dalle zanzariere.

Emergo come Maiorca dagli abissi della mia prigione strappando la zanzariera. Con gesti da naufraga attraverso le grate le spiego che siamo bloccati dentro.

Un sorriso malizioso – strani questi Italiani – ed è giù.

Nel frattempo anche la mia vicina, riemerge misteriosamente dal suo appartamento e prontamente mi apre, adducendo che stavano facendo la doccia.

Finalmente liberi.

Epilogo della giornata: prossima settimana, cena coi vicini a base di Sarmale.

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