In vacanza coi miei

La cosa bella di andare in vacanza con i tuoi genitori è che hai baby sitters gratis ventiquattro ore al giorno, hai chi fa da mangiare, chi  lava i piatti, chi porta in braccio le bambine nei momenti di panico.

La cosa brutta di andare in vacanza coi tuoi genitori è che tornate a vivere sotto lo stesso tetto. E dopo un decennio di anarchica autosufficienza può sembrare parecchio strano.

Ritorni anche ad essere figlio sotto tutti gli effetti, perché non importa che a tua volta sia diventato genitore, loro sanno sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Ritornare a condividere spazi vuol dire rivedere da vicino gli strani meccanismi di coppia e domandarsi se anche tu, dopo trentacinque anni di matrimonio, diventerai così come loro.

Vuol dire sopportare l’iper sedentarietà  di tuo padre che vivrebbe 23 ore su 24 sul divano, o a letto, o seduto ma anche  l’iper attività di tua madre che spadella primo, secondo, contorno (con tanti saluti ai tuoi piani di arrivare in forma  in America) e appena finito di mangiare chiede: cosa ci facciamo domani per pranzo?

Vuol dire guidare la tua macchina, quella che guidi da una vita e sentire tuo padre che dice, ad ogni piccola oscillazione del veicolo: “Attenta, che prendi su il marciapiede” oppure vederlo chiudere minuziosamente ogni sera  porte e finestre perché possono venire i ladri, che siamo isolati. Vuol dire tua madre che dopo un turno in fabbrica a bordo piscina – è una stacanovista della tintarella – vuole giocare a carte dopo cena, sperando naturalmente di vincere,  e sai che non accetterà un no come risposta se per disgrazia hai voglia di andare a letto.

Andare in vacanza coi tuoi genitori, soprattutto se hai figli tuoi, vuol dire imparare l’arte antica della pazienza, sapendo che fra trentanni saremo noi quelli di cui i nostri figli si lamenteranno sbuffando scocciati.

Mia madre diceva, e come lei tutte le madri del mondo, che la vita è una ruota che gira.

Tutti i figli sanno quanto questa  frase sia insopportabile, ma come tutte le frasi popolari racchiude una verità inoppugnabile.

Guardo i miei genitori e vedo le cose che amo e detesto di me, le caratteristiche che vorrei cambiare ma che non posso più tanto sono parte di me.

Mentre sto scrivendo,  beviamo una birra,  loro giocano a scala quaranta, le bambine sono a letto, la notte stellata è dolce e mite.

Mia madre punzecchia mio padre perchè è troppo lento, mio padre tranquillamente la ignora.

Ho paura che la vita sia veramente una ruota che gira.

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2 pensieri su “In vacanza coi miei

  1. Leggendo alcuni tuoi post noto che dici spesso che le tue figlie sono come te (impazienti), tu come tua madre, la ruota che gira, ecc…questo concetto di non poter fare a meno di ripetere il passato, di ripetere inconsciamente e inevitabilmente quello che hanno fatto i nostri genitori. Manca un pezzo: lo scatto evolutivo. Si viene al mondo per fare un passo in più rispetto ai nostri genitori, non per essere come loro, altrimenti cosa si è nati a fare? Si nasce per portare un contributo nuovo al mondo, un nuovo atteggiamento, altrimenti saremmo solo dei replicanti. Certo molte persone sono solo dei replicanti, è vero, anche De Rita in un’analisi del Censis di qualche anno fa scriveva “gli italiani tentano di replicare se stessi”, non riuscendo a fare lo scatto evolutivo aggiungo io, ma penso che chi ne ha le risorse deve fare un progresso. Io non sono come i miei genitori e ho lavorato per poter essere altro da loro, per avere un atteggiamento diverso verso la vita, verso le cose e ci lavoro ogni giorno. Ho fatto un passo in più rispetto a loro, parlo proprio di personalità, e mi auguro che i miei figli facciano un passo in più rispetto a me, evolvano. Se i figli fossero migliori dei genitori (e si può fare), ogni generazione sarebbe più virtuosa di quella precedente e non ci sarebbe bisogno di rivoluzioni!

    • Hai ragione quando dici che bisogna evolversi, infatti anch’io sono di questa idea. Certo non è facile arrivare a riconoscere alcuni atteggiamenti innati e imparati dai propri genitori, per poi liberarsene. Ma un po’ di analisi (che non guasta mai!), amor proprio e dedizione, ci permettono di sbocciare in creature finalmente autonome.

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