Vita al mare

Una delle cose peggiori che possano capitarti al mare con bimbe al seguito, a parte essere attaccato da uno squalo, beccarsi un eritema solare da volersi grattare in ogni parte del corpo  o mettere il piede su un riccio di mare, è quella di avere i bambini malati.

Dopo aver passato indenne l’inverno padano, la nebbia, i germi dell’asilo della sorella maggiore, il giorno del suo primo compleanno, il termometro rettale di Sofia segnava una temperatura corporea di trentotto gradi e mezzo.

Ma la presenza di una modesta piscina anzichè essere chiusa in una stanza d’albergo tre per due mi evita il rischio di dover essere internata in un centro di salute mentale al rientro dalle vacanze.

La vita di  mare presenta sempre i suoi divertimenti, soprattutto se fingendo di giocare con la sabbia, si osserva e si ascoltandole altrui  conversazioni.

La spiaggia offre  esemplari unici di macchiette italiche; c’è la coppia di Bergamo che urla ai vicini di ombrellone appena conosciuti  se la loro figlia sia frutto del seme del postino e non del padre- scatenando solo la sua di ilarità, mentre la diretta interessata sorride sbigottita a disagio -, ci sono le due amiche in micro bikini che ripassano i passi di merenghe  sul bagnasciuga, c’è la coppia attempata di tedeschi color aragosta che piangerà una volta di ritorno dal mare.

Per assicurarsi sempre il giusto introito di calorie spunta all’improvviso il ragazzo che urla “bomboloni, focacce, donut!” , c’è quello che vende gelati sotto l’ombrellone alla guida di un cingolato elettronico, e per stare sul classico il solito coccobello gorgheggia allegramente noncurante del sovrappeso.

Si incappa sempre, a prescindere dall’età, dai chili di troppo o dalle figlie al seguito, nel maschio toscano in veste di manutentore di  tetti (che a causa vento rischiava di accopparci tutti) che presentandosi in pantalone mimetico, petto villoso, coda spernacchiata di cavallo, tra uno sguardo al decoltè del costume e alla coscia tornita da massaia mi dice che la su fijola c’ha un virus pure lei, un po’ di formaggino e un risino in bianco e passa tutto.  

In questo angolo di Toscana lontano dalle chicherie della Versilia, dalle serate in stile  Sapore di Mare, dai  cocktail  da dieci euro, dai tacchi alti, dalle finte Voitton, dalle  anoressiche in perizoma, la vita scorre serena.

Nella casa cantoniera con vista sui colli a dieci minuti dal mare, si beve birra in lattina della Lidl, al massimo prosecco imbottigliato in casa, e si va a letto alle dieci.

Di questi tempi la felicità costa poco. 

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Un pensiero su “Vita al mare

  1. Ciao Erica, è molto piacevole leggere il tuo blog. Aggiungo ai miei preferiti.

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