Salti nel buio

Ieri pomeriggio ho incontrato un vecchio collega con il quale lavoravo quando insegnavo Italiano agli stranieri. Appena trasferitosi lontano dalla moglie nell’appartamento della figlia ormai sposata ed in procinto di partire per una vacanza/lavoro a Formentera, non aveva quasi più nulla dell’uomo pallido e annoiato che ricordavo sul lavoro. Sponsorizzava con grande energia l’idea di non sedersi mai sugli allori e di cercare continuamente, ad ogni età, stimoli e sfide sempre nuovi. Naturalmente, era entusiasta del nostro trasferimento al mare.

Non tutte le persone alle quali abbiamo raccontato il nostro progetto, hanno avuto la reazione dell’arzillo sessantenne. Molti, appena finiscono di ascoltare la storia, iniziano a conteggiare future entrate ed uscite ammazzando sul colpo i nostri spontanei entusiasmi. C’è chi ascolta imperturbabile come una maschera teatrale, forse nel tentativo di nascondere la propria invidia, lasciandoci con un senso di vuoto. C’è chi ancor prima di ascoltare tutta la storia esclama un appassionato: “Grandi”, assaporando già i fine settimana gratis a casa nostra e chi scuotendo il capo ogni volta ripete, come se gli stessimo facendo un torto personale: “Ma allora è proprio vero che ve ne andate?”

Al di là delle svariate reazioni di amici e parenti, la macchina organizzatrice ha ormai salpato le ancore e tutto è pronto per l’avventura.

O quasi. Se non consideriamo qualche piccola falla nella preparazione. L’agenzia immobiliare che ci ha trovato la casa dice di non preoccuparsi se ancora non ha comunicato ai padroni di casa che ci trasferiremo permanentemente lì, la Scuola Materna di Julia non può garantire ancora l’ammissione anche se giurano che faranno il possibile per accettarla, le Scuole Pubbliche a cui Doug ha mandato la proposta per i corsi di inglese sono entusiaste all’idea di collaborare ma fintanto che non arriva il nuovo Preside non possono assicurare nulla.

Insomma, tutto a posto e niente in ordine.

Di fronte all’ignoto ci sono molteplici reazioni. C’è l’angoscia di non poter controllare nulla, l’impazienza di vedere tutto risolto, l’ebbrezza di una nuova prova, la rassegnazione di fronte all’ineluttabile.

I nostri occhi non vedono, guardano. Le nostre orecchie non odono, ascoltano. I nostri nasi non aspirano, fiutano. Prendiamo aria a pieni polmoni e i nostri sensi sono vigili. Siamo animali che vivono in mezzo agli uomini, e le forme e i colori non erano mai parsi così nitidi.

Non vuol dire che l’invidia che percepiamo non faccia breccia di tanto in tanto nella nostra pelliccia, o che la negatività degli altri non insinui qualche dubbio, ma a testa bassa sprezzanti del pericolo procediamo a grandi passi.

Oggi ho riascoltato la versione con Mary J Blige di “One” degli U2, il sottofondo musicale dei Mondiali 2006 quando l’Italia diventò Campione del Mondo vincendo per la quarta volta ai rigori contro i cugini francesi. In quella calda estate ancora senza figli, ci si trovava sempre nella stessa casa a guardare le partite per non sfuggire alla cabala, e scorrazzavamo in scooter per le vie del centro cantando l’inno, che non avremmo mai più cantato dopo quei Mondiali.

Sembra ieri. Ma sono passati già cinque anni.

Allora, ho ripreso a fiutare la strada. Le orme sul cammino mi ricondurranno indietro se ce ne sarà bisogno, ma ora è tempo di guardare avanti inseguendo l’aria salata del mare.

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