Borbottii da estate padana

Sarà che da tre giorni sono per la maggior parte del tempo in posizione supina a commiserarmi per aver preso un virus da una delle due bestiacce che vivono con me, o sarà perché conseguentemente è arrivato un torcicollo da capogiro, vago per casa come grumpy dei Sette Nani, borbottando frasi sconnesse.

…E intanto le colpevoli per il mio stato psicofisico se ne vanno in giro impunite piangendo per casa, picchiandosi, tirandosi i capelli, gridando a squarciagola “E’ mio!” e tutto quello che vorrei è UN PO’ DI SILENZIO.

Dal punto di vista di una schizzata impossibilitata a fare movimenti repentini con il collo senza imprecare come un cane bastonato “Ahia!” massaggiandosi il collo, tutto sembra in questa torrida giornata d’estate fuorché solare.

I mesi invernali padani, sono un lento succedersi di infinite giornate uguali le une alle altre, da novembre il cielo è attanagliato da una nube costante color grigio, a volte chiaro, a volte scuro, ma sempre color grigio, e si passa le giornate chiedendosi “quando arriverà l’estate?”

Poi l’estate arriva, in seguito ad una sempre più breve, splendida primavera, e si passa giornate come questa chiedendosi “quando arriverà l’autunno?”

La casa viene barricata già alle nove del mattino, vetri e scuri vengono chiusi per non lasciar passare il minimo raggio solare, il ventilatore dell’anteguerra una volta dei miei nonni e ora proprietà della sottoscritta, gira scalcagnato nonstop. Le zanzare tigre attendono la più piccola falla nel sistema difensivo del fronte nemico pronte ad infilarsi tra le zanzariere fatte in casa. Le bambine vengono cosparse con lozioni chimiche come neanche i bimbi in Costa D’Avorio nel periodo umido.

Se sopravviviamo all’escursione termica del reparto latticini nel supermercato dietro casa, e al costante sfottò di mio marito che insiste nel dire che il colpo di freddo è un’invenzione italiana, verremo arruolati nei Navy Seals e parteciperemo alla prossima missione statunitense per uccidere il Mullah Omar. 

Eh…che pessimismo gratuito, qualcuno penserà. C’è sempre il mare. Già, per chi vive al mare, il mare c’è. Nella bassa padana il mare, non c’è. E non c’è neanche la montagna. Né il lago. C’è il fiume. Che però quando fa molto caldo, in luglio e agosto, si prosciuga e rimangono solo i sassoni. Bollenti. Come questa interminabile domenica.

Eh…si può sempre fare una gita al mare! Che sarà mai il viaggio della speranza per varcare il confine attraverso la Cisa, curve infernali, chilometri di coda, gitanti allineati uno dietro l’altro con l’unico pensiero “merda, mi toccherà lasciare la macchina a casa di Dio e camminare fino alla spiaggia con borsa frigo, ombrellone e giochi bimbo?”

La piscina rimane l’ultima spiaggia. Non può essere così male un quindici metri per sette pieno d’acqua che verso le undici del mattino si copre di uno strato oleoso dal vago odore di crema solare, o i ragazzi nel boom ormonale che palleggiano incessantemente col pallone o la musica del juke-box che suona sempre e solo Lady Gaga.  

Sarà… ma il paesino del Midwest assonnato tra due laghi, dove la gente cena alle sei e alle otto e mezza va a letto, oggi, non sembra affatto male.

A patto che si sopravviva alle prossime quattro giornate di questa estate padana.

 

 

 

 

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