In cerca di lavoro

Dieci anni fa ero una giovane donna che, stanca e disorientata dalla sedentarietà della vita adulta, lasciò lavoro e fidanzato per trovare riparo e avventura sotto il piovoso cielo irlandese. In quella circostanza giravo con curriculum in mano ed entravo sorridente in ogni ristorante del centro di Dublino domandando speranzosa: “Hello, I’m looking for a job. Do you have any vacancy?”. Il mio accento marcatamente italiano non mi dava molta scelta sul tipo di lavoro. Italiani e spagnoli facevano i camerieri.

Dieci anni dopo, due figlie in più senza più l’aria da ragazza sperduta nel grande mondo, sono tornata a battere le strade in cerca di lavoro in compagnia del mio socio privato, l’americano dagli occhi di ghiaccio con l’aggiunta della mascotte d’eccezione per intenerire il cuore del più inospitale ligure: Sofia, la bambina dal sorriso a sette denti e due guance da sbaciucchiare.

Il sole picchiava forte in questa mattinata di settembre, l’aria era pungente ma rinfrescante.

A metà tra una rappresentante farmaceutica e una musicista sbarcata in città per fare concerti, ho cominciato ad appendere nei luoghi strategici i volantini che promuovevano interessantissime lezioni di italiano. I turisti ammassati alla stazione dei treni in attesa del regionale per le Cinque Terre guardavano incuriositi questa donna vestita casual che incollava col nastro adesivo i flyers professionali creati dal nostro grafico di fiducia.

Con la coda dell’occhio ho osservato un gruppo di tedeschi che leggeva esclamando in tono entusiastico, in mezzo a parole incomprensibili: “Oh…Italienisch” Io, sono scomparsa veloce scendendo i gradini del sottopassaggio ferroviario, senza voltarmi indietro. Chi mi guardava in quel momento, avrà visto un sorriso sornione sul mio volto…

Poi è toccata la volta degli alberghi, battuti a tappeto con doppio attacco frontale: da una parte lezioni di italiano, e dall’altra lezioni di inglese, con calcio volante finale sferrato da Sofia.

La città era ormai conquistata.

Quando ti trovi in prima linea, senza un telefono dietro il quale nasconderti o un’azienda a cui fare riferimento, ci vuole una certa dose di intraprendenza per riuscire a vendere se stessi. Quando disgraziatamente mi è toccato di lavorare nel telemarketing i miei risultati erano da schiappa, troppo riservata per andare a scocciare la gente a casa cercando di vendere le ultime boiate prodotte dal mercato.

Ma come direbbe Carlo Lucarelli: “Questa, è un’altra storia.”

Qui c’è la mia vita in ballo e quando un progetto ti sta a cuore, il coraggio vien da sè.

E anche la faccia tosta.

Poi se va male, vorrà dire che faremo i contadini.

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Un pensiero su “In cerca di lavoro

  1. Come ti capisco… In bocca al lupo!!!

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