Imparando dalla natura

Dopo due anni di fermo obbligato, torna sul campo di ulivi il giocatore con la maglia numero dieci; la forma non sarà più la stessa ma la grinta è quella di sempre.

Oggi, primo match sull’insidioso terreno ligure; la buona notizia è che quest’anno non ci saranno olive da raccogliere. La brutta notizia è che la terra è sempre dannatamente ripida con un susseguirsi micidiale di saliscendi.

Con forza distruttrice, mentre l’americano dagli occhi di ghiaccio decespugliava dietro occhiali da saldatore, io, tenevo le redini di due cesoie dal peso non inferiore ai tre chili e mozzavo i rami morti dei malandati olivi.

Sulle prime, la foga di sistemare le decine di alberi bisognosi mista all’inebriante sensazione di libertà dovuta alla presenza di baby sitters arrivati dalla Pianura, non lasciava spazio a chiacchiere, né riflessioni.

Poi, quando la fatica ha cominciato ad avere la meglio, – e non ci è voluto molto – dettagli prima insignificanti diventavano via via più interessanti; alberi cocciuti aggrappati a rive impensabili, vivi malgrado l’assenza di acqua, ostinatamente rivolti verso il cielo alla ricerca di luce.

Rami morti quasi per intero che nell’ultimo tratto annerito, trovavano ancora la forza di buttare un piccolo rametto fiducioso, verde. Oliva, appunto.

La natura tenta di tutto pur di sopravvivere. Fiori che crescono su scarpate ferroviarie, piccole piante sferzate dal vento che combattono giorno dopo giorno una battaglia estenuante, germogli nascosti dietro a rocce dimenticate, testimonianze di una vita che nonostante tutto prova a farsi strada.

Noi esseri umani del terzo millennio,  sempre meno in sintonia coi principi naturali – alla prima avversità inciampiamo, accampando mille scuse per il fallimento dei nostri esili tentativi; abbiamo paura di tutto e tutto ci spaventa. Spesso un abbandono senza onori è la soluzione più appetibile.

Dovremmo imparare da quella natura che cerca la luce indomita e tenace; cadere e rialzarci, rialzarci e cadere, fino ad appropriarci di quel che ci spetta, trovando l’energia perduta dietro ad ansie e timori altrui.

Dopo un paio d’ore di duro lavoro, ho messo via i miei attrezzi. Non ho costruito nulla che il mondo acclamerà, il mio campo non sarà mai il più bello della vallata, il mio fisico ha mostrato i miei limiti.

Ma imparando dalla natura, oggi torno a casa più forte.    

 

 

 

 

 

 

 

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