Vita di paese

Vivere in un paese di seimila abitanti per molti sarebbe la morte civile.

Pochi svaghi, sempre le stesse facce che si alternano, tutti sanno di tutti, monotonia e alienazione.

Ma se già da tempo hai abbandonato l’ebbrezza della vita sociale, esattamente da quando hai messo al mondo due bebè che ti hanno definitivamente tolto dalle scene cool dei locali notturni, allora cominci ad apprezzare alcuni vantaggi del vivere in micro dimensione.

La vita in una piccola città è splendidamente semplice.

Non c’è bisogno di chiudere le biciclette con il lucchetto (e sperare comunque che non lo trancino col tronchesino o che smontino i pezzi uno per uno) perché non c’è criminalità; il primo scippatore verrebbe immediatamente riconosciuto per strada e pestato da qualche contadino ligure con mani a tenaglia.

L’ammissione all’asilo statale, gratuito come l’aria che respiriamo, non ha bisogno di passare attraverso le solite lungaggini burocratiche fatte di liste d’attesa, moduli ISEE, effe, gi e acca, contratti d’affitto, dichiarazione redditi e conteggio numero evacuazioni giornaliere; i bambini sono pochi e accettano tutti.

Guidare per strada è come camminare in un bellissimo parco, niente rotonde in stile europeo, autisti che strombazzano incattiviti con sigaretta in bocca, imprecazioni contro ciclisti e pedoni e Suv che bloccano ogni visuale; qui le macchine sono piccole (l’Ape Piaggio la fa da padrona) – e in cinque minuti arrivi dove vuoi.   

Se vai al supermercato, è possibile che al momento di pagare non ci sia nessuno in cassa, e nemmeno negli altri banchi; la commessa è andata a mangiarsi l’onnipresente focaccia e ha lasciato il locale momentaneamente sguarnito.

I negozi aprono le saracinesche alle dieci del mattino e i bar sono affollati non prima delle nove e mezza; il paese oscilla sonnolento tra indigenza e indolenza.

C’è il rischio reale che per colpa dell’indulgente vita rivierasca ti scappino mangiati due bomboloni al cioccolato per colazione, innumerevoli quadrelli di focaccia per pranzo, e l’orario dell’aperitivo sorseggiando un bianco profumato cominci sempre prima.

Ma il rischio maggiore è che tornando al paese natio, la gente pensi che invece di essere andata a vivere al mare ti abbiano rinchiuso in batteria e messo all’ingrasso.

…Tutto sommato ci sono mali peggiori.

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