La medicina ai tempi di Google

L’altro giorno ricevo un messaggio da una mia carissima amica che recita più o meno così: “90 su 100 ho la bartolinite”.

Sul momento, la prima cosa a cui ho pensato è stata la giocatrice francese di tennis Bartoli, ma era chiaro fin da subito che il tennis centrava poco con il ‘disagio’ della mia amica.

Il soggetto in questione è una delle centinaia di migliaia di persone che si curano con Google. L’altro giorno, dopo uno sforzo del ginocchio mentre sollevava un peso nel fare trasloco, si era autodiagnostica – sempre grazie all’assistenza scientifica del più consultato motore di ricerca -, una lesione al crociato anteriore.

Per il sospetto caso di Bartolinite, ho risposto laconica e vagamente saccente: “Scommettiamo 10 Euro che non hai niente?”. Lei ha accettato di buona lena, supportata anche dalla convinzione di aver rilevato manualmente due ‘cisti’ nell’area interessata. Che, per i non addetti al lavoro, trattasi della vulva.

Negli ultimi due anni, oltre ad essermi liberata della televisione e del continuo controllo online del meteo, ho smesso categoricamente anche con le paranoiche consultazioni mediche su Internet che consumavo con l’avidità di un fumatore incallito.

Certo non sono guarita dalla mia cronica tendenza all’ipocondria, ma per lo meno non vivo più in quel perenne stato di preallarme che inevitabilmente scatta dopo aver letto le approssimative diagnosi mediche che pullulano sul web.

In America, la terra dove il Prozac regna sovrano, a causa dell’incerta copertura sanitaria che non permette di consultare il proprio medico di famiglia ogni 3×2 come avviene in Italia, sono stati creati molti siti di ‘divulgazione’ medica che apparentemente spopolano.

E la gente, sempre più ansiosa sul proprio stato di salute, consultando online termini medici e indicazioni terapeutiche, è scontato che piombi in uno stato di assoluto terrore quando una banale tosse sembrerebbe un’infiammazione grave dei polmoni o un prurito vaginale parrebbe portare a infertilità, e scemenze del genere.

La telefonata arriva nel tardo pomeriggio.

E’ la mia amica. Vuole comunicarmi l’esito della visita, attestato da un vero medico con tanto di camice.

La diagnosi è cristallina come l’acqua.

Come un pelo incarnito che ha fatto infezione.

Causa ceretta.

Incasso, sebbene ancora virtualmente i 10 Euro.

E sogghigno soddisfatta.


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