Primipare attempatissime

Ieri mattina, in un’insolita veste di turisti in coppia, abbiamo girovagato e scarpinato per il bellissimo territorio ligure; per la breve durata del viaggio in treno, ho arraffato in edicola uno dei tanti orridi giornaletti di gossip a cui anch’io come molti non so resistere.

Leggendo le interviste a soubrette, starlette, dive in caduta libera, personaggi sul viale del tramonto, emergeva un dato che accumunava queste donne ormai vicine alla cinquantina (sebbene rimesse a nuovo da photoshop o da qualche lavoretto di bisturi). Quasi tutte proclamavano: “Mi sento pronta per un figlio!”.

Quando Gianna Nannini ha partorito sua figlia ben oltre i cinquant’anni, in un primo momento avevo condannato la sua discutibile scelta ma poi, ascoltando alla radio la canzone a lei dedicata ‘Ogni tanto’, mi ero in certo modo ricreduta.

Ma ieri, rileggendo quelle stesse frasi sulla bocca di donne solo di qualche anno più giovani di mia madre, ho provato un certo malessere; c’è qualcosa che non torna nel vedere una donna di mezza età addobbata con gioielli e trucco pesante gridare a gran voce: “Voglio un figlio!”.

Mi chiedo quale fosse la loro vita a venticinque, trenta o trentacinque anni?

Sicuramente erano prese da qualcosa di molto più eccitante che cambiare pannolini puzzolenti, tirare fuori la poppa a ogni ora del giorno e della notte o sballonzolare un lattante in preda alle coliche alle dieci di sera.

E lo capisco! I primi mesi, senza un aiuto esterno, sono come essere in guerra!

Non ci si può svegliare un giorno, guardarsi allo specchio, scoprire una ruga che prima non c’era e realizzare che c’è qualcosa che manca; non fai un figlio perché hai bisogno di riempire un vuoto. Comprati un paio di stivali da trecento euro, visita i lebbrosi in India o fatti l’amante, piuttosto.

Non è indispensabile per l’essere umano soddisfare qualunque desiderio.

A trentacinque anni, non mi sveglio una mattina proclamando alla tribù di casa mia: “Ragazze, da oggi la mamma va in barca a vela e torna fra sei mesi”. Oppure non penso di diventare la schiacciatrice della nazionale di pallavolo o la cantante solista di un gruppo rock. Cioè, sarebbe bellissimo, ma anche no!

Ognuno di noi ha sogni nel cassetto che mai realizzerà, ma fin tanto che ce ne sono altri che si avverano, poco male. Solo perché la scienza ha fatto miracoli nel campo della ginecologia, non vuol dire che si debba volere – e soprattutto potere – raggiungere il proprio obiettivo a qualsiasi costo.

Avere il primo figlio verso i cinquant’anni, è egoistico per molti motivi ma soprattutto perché non solo avrà da adolescente una madre anziana a cui badare, ma crescerà senza avere la possibilità di vivere momenti dolcissimi con i suoi nonni o condividere la vita con un fratello o una sorella.

Sebbene il libero arbitrio sia un valore incontrovertibile, sarebbe più generoso adottare un bambino in difficoltà ad un’età più adeguata, piuttosto che voler vivere la senile esperienza di portare in grembo il proprio nipote.

 

 

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