Coitus interruptus

Immaginate l’appuntamento con la ragazza che avete tampinato per mesi, finalmente le strappate un appuntamento, la serata va a gonfie vele, lei accetta di salire in casa vostra per ‘il bicchiere della staffa, ma al momento di concretizzare…qualcosa non va per il verso giusto.

…E voi che avevate sognato quella scena decine di volte, tutte con trionfanti epiloghi!

Avevo atteso per mesi guardando i cartelloni della manifestazione appesi ovunque, immaginando corpi statuari, sfide epiche a cavallo di tavole che sfrecciavano eleganti su onde impetuose; ammetto che al solo pensiero un rivolo di bavetta scendeva goloso dalla mia bocca, un po’ come la Baghera  quando vede un topolino l’attimo prima di afferrarlo.

Ma sul più bello, la natura ha deciso di dire la sua; e quelle tute attillate a evidenziare muscoli e nonsolo, sono rimaste in valigia.

Durante i dieci giorni previsti per lo svolgimento della competizione: mare piatto. Praticamente uno specchio. Bellissimo, dal riverbero scintillante. Ma categoricamente insurfabile.

Con le speranze che si riducevano ogni giorno di più, io e Julia al mattino prima dell’asilo scendevamo sul lungomare per la rituale mattiniera ispezione, girando la macchina sempre con lo stesso impietoso verdetto.

Per portare via almeno la faccia – e il vincitore – tutto il branco si è spostato di duecento chilometri, in un paese nel ponente di cui ignoravo l’esistenza, Andora, e hanno cavalcato onde dal minimo sindacale di mezzo metro.

Tutto ciò mi ha portato ad un riflessione sulle aspettative.

Vivere attendendo con trepidazione l’arrivo di qualcosa a lungo desiderato, spesso si trasforma in una cocente delusione, visto che  le aspettative di solito sono superiori alla realtà.

Vivere non aspettandosi niente trasforma gli esseri umani in cinici individui.

Per viver bene bisognerebbe dare una sbirciatina al futuro in modo da non perdere mai di vista la giusta direzione ma godendo pienamente il presente per quello che offre, ora.

E capita che la fortuna arrida anche una seconda volta, riportando un gruppo di atleti in tute attillate nella stessa location, a distanza di un anno, per disputare la finale di Longboard 2012.

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