Digiuno purificatore

Dopo un fine settimana di gozzoviglie esagerate a cavallo di focacce trasudanti olio, pansotti con sugo di noci, vino a volontà, ho deciso di approcciare un digiuno purificatore. Negli anni passati, era un rituale che io e Doug praticavamo ogni primavera, vegetando sul divano per un’intera domenica guardando vecchi film e bevendo acqua e tisane calde.

Siccome qualcuno doveva pur conservare le forze per correre dietro alle due allegre monelle, questa volta mi sono ritrovata da sola ad affrontare l’epica impresa. L’esercizio del digiuno risale alla notte dei tempi, religiosi e asceti la praticavano meditando, in modo da sentirsi più vicini a Dio.

Io, volevo semplicemente eliminare lipidi e tossine causati da un uso smodato di schifezze.

Il digiuno, oltre ad avere evidentemente effetti fisiologici (minzione a gogò, mal di testa, stanchezza e illusoria perdita di peso), tempra anche la propria capacità di privazione e pazienza.

Personalmente non eccello in nessuna di queste virtù, ma se mentre alla capacità di privazione non intendo aspirare, imparare la dote della pazienza è qualcosa su cui vale la pena lavorare.

Nel velocissimo mondo moderno, essere pazienti e quindi lenti, in attesa, dis-occupati, è un concetto incomprensibile, soprattutto ai ragazzi. In ogni attimo della giornata si condividono pensieri e concetti, ma a un livello strettamente informatico; il cervello assorbe milioni di informazioni altrui, ed è in continua attività.

Questa fame di accessibilità si traduce nel bisogno di soddisfare qualsiasi desiderio psico-corporale, e grazie alla tecnologica, i tempi di attesa si riducono a pochi istanti.

Mentre a metà pomeriggio distesa sul divano in stato comatoso, sognavo pizzette e focacce bisunte, riflettevo su quanto anch’io fossi diventata bulimica, convinta che sospendere l’assunzione di cibo per ventiquattro ore fosse impossibile. In realtà avevo fatto la scorta come i cammelli e sarei potuts sopravvivere per giorni interi nel deserto!

La pazienza è tutta nella testa. E dopo ventiquattro ore di paziente digiuno, la colazione è arrivata in un baleno così come la consapevolezza, professata dagli antichi, che volere è potere.

Imparare ad essere pazienti, aspettando da esterni il corso degli eventi, ci darà una grande forza di volontà nel momento in cui ne avremo veramente bisogno.

 

 

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