La comunicazione è morta

Ci hanno detto che la tecnologia accorcia le distanze.

Ci hanno detto che la tecnologia semplifica le procedure.

Ci hanno detto che senza la tecnologia saremmo arretrati.

Ci hanno detto che la rivoluzione passa da Internet.

Non ci avevano detto che la tecnologia uccide la comunicazione.

La vera sorpresa è che l’ha uccisa anche nella sfera lavorativa, e la prova sta nel centinaio di email inviate negli ultime mesi  e alle quali quasi nessuno ha risposto, nemmeno con un codiale, freddo, antiquato “no grazie”.

Semplificazione delle procedure.

E’ già abbastanza scoraggiante ricevere un rifiuto, ma quando dall’altra parte arriva il nulla, il silenzio, la più sterile indifferenza, le cose si mettono anche peggio; quando poi dall’immenso nulla arriva una risposta di poche righe sembra un evento da festeggiare a base di ostriche e champagne.

La morte della comunicazione non risparmia la sfera privata, il che potrebbe sembrare un controsenso visto che con i social network tutti sono in contatto con tutti.

Ma al di là dell’impercettibile movimento del dito indice che sfiorando il tasto like su Fb  “comunica” con l’altro utente, io non sento e non leggo grandi discorsi.

Ho capito che la comunicazione era morta quando in una telefonata molto tecnologica via skype, con uno dei referenti di un’azienda americana in forte espansione nel turismo,  ho testimoniato all’imbarazzante povertà di linguaggio che arrivava forte e chiara attraverso gli speakers. Frasi sconnesse, travolte da un intercalare di like e you know da far spavento e far pregare che la stanza si riempisse di più rassicuranti parole – e un livello di eloquenza che mia figlia di quasi quattro anni batte alla grande.

E quella giovane laureata dalle grandi aspettative non è un’eccezione, ma parte della maggioranza che non scrive più, non legge più, ma twitta.

Onde evitare di finire nella banale, trita e ritrita polemica anti tecnologia, che sarebbe un po’ come sputare su un piatto di cappelletti in brodo adesso che mangio trofie al pesto, dal momento che anch’ io uso Fb e Twitter, quel che bisogna fare è semplice.

Per evitare di finire come degli scemi che parlano per monosillabi, incompleti e deliranti, usiamo pure tutti gli strumenti che i social network e i futuri geni della tecnologia metteranno sul mercato, ma coltiviamo la parola con la sua magica forza e continuiamo a  comunicare con la gente ad un livello umano.

Questa sì che sarebbe una rivoluzione.

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