L’esempio conta più dei discorsi

L’altro giorno ho strillato una frase che non sentivo da circa vent’anni. Era una frase che pronunciava sempre mia madre ogni qual volta io, o mia sorella, oltrepassavamo il limite. “Se mi alzo, non mi alzo per niente!”

Quell’espressione, è rimasta in uno scompartimento stagno del mio cervello per oltre un ventennio e, quando anch’io mi sono trovata nella medesima situazione di mia madre allora, cioè nell’atto di sgridare una bambina capricciosa e disobbediente, la mia mente ha tirato fuori l’unico esempio pertinente.

Neppure il tempo di elaborare una soluzione alternativa, che già dalla mia bocca usciva il cruciale ultimatum.

La potenza di esempi, azioni, frasi, ripetute decine di volte e assorbite come spugna dalle orecchie di una bambina, mi ha lasciato intontita per un po’.

E l’impossibile si era fatto realtà.

Ero diventata mia madre!

Spesso i genitori si consumano con spiegazioni moralistiche, ingarbugliate teorie, pedanti filippiche da galateo del bambino moderno, senza rendersi conto che la vera, unica lezione di vita che un bambino imparerà, risiede nell’alternarsi dei gesti quotidiani.

Se i genitori non mangiano bene, difficilmente i bambini avranno una buona educazione alimentare, se i genitori hanno difficoltà a relazionarsi con la gente, i bambini ne copieranno le dinamiche, se in una casa regna il buon umore, i bambini saranno allegri e spensierati.

E’ sbagliato aspettarsi che un bambino faccia quel che non ritrova nelle persone a lui vicine, ma purtroppo i genitori sono i primi a non rendersene conto e continuano ad innestare conflitti verbali che creano confusione nella testolina dei loro figli.

Il bello del dare l’esempio (frase usurata che migliaia di primogeniti hanno sentito rispetto ai loro fratelli minori) è che poi dura per sempre, anche quando i figli sono già grandi.

Non ricordo nessuno spiegarmi che quando si entra in casa altrui si chiede “Permesso”, oppure se si saluta qualcuno per strada ci si toglie il cappello o quando parli con una persona ti togli gli occhiali da sole per guardarlo negli occhi.

Lo faccio perché qualcuno me lo ha fatto vedere.

Il brutto del dare l’esempio è che anche questo dura per sempre.

Trasmettere inconsciamente le proprie paure ai figli, può essere pericoloso.

Non è un caso che mio marito abbia paura di volare, da bambino vedeva i suoi genitori salire su due aerei diversi ogni volta che la famiglia doveva spostarsi (così almeno uno dei due si salvava…) e io sono ipocondriaca perché mio padre me lo ha trasmesso in mille, sottili, modi diversi: anche se lui non lo ammetterebbe mai neanche sotto tortura a Guantanamo.

La generazione dei miei genitori non ha famigliarità con l’autoanalisi, col conoscersi e analizzarsi, crescevano i figli come si poteva, a giovane età, e ora che sono nella loro maturità, non concepiscono di essere giudicati e pensare di aver commesso qualche errore.

Se invece impariamo a conoscerci, scoprendo da dove vengono alcune nostre insite caratteristiche,  scegliendo quelle da eliminare e quelle da conservare gelosamente, avremo la possibilità di crescere figli più sani.

…E che forse si risparmieranno salatissime sedute dall’analista.  

 

 

 

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