Il mondo prima delle badanti

Più o meno trent’anni fa, il mondo era un altro posto.

Le Fiat centoventisette e cinquecento scorrazzavano per le strette strade italiane, le televisioni erano grandi scatole profonde quasi un metro, si parlava ancora con il duplex (mia nonna lo divideva con la cognata che abitava nel palazzo di fronte) e le badanti non erano ancora entrate nelle case degli italiani.

Di soldi tra le famiglie italiane ne circolavano meno, o si era più discreti nello sbandierarli, si andava in vacanza ad agosto, non esistevano i “weekend lunghi”, e la massima estensione di low cost erano gli alberghi a pensione completa della Romagna.

Oggi, che non si rinuncia a nulla, l’equazione ‘più benessere’ ha creato come risultato “meno umanità”.

Quando uno dei genitori rimaneva solo, la famiglia si organizzava (a volte suo malgrado) in modo da accudirlo facendolo sentire meno abbandonato, non correva immediatamente dai centri di assistenza diurni – cresciuti come funghi nell’ultimo decennio – impazienti di stipendiare una corpulenta badante moldava. Il parco pubblico della mia città, è da parecchi anni pieno di donne che, parlando animatamente qualche variante del russo, spingono sedie a rotelle o tengono sottobraccio anziani con amorevole pazienza.

Quando mia nonna si è ammalata, e il bagliore di tempi duri incombeva su tutti noi, i miei genitori hanno fatto la scelta, silenziosamente giudicata folle da quasi tutti i loro conoscenti, di vendere la loro casa (appena finita di pagare) e traslocare in una più grande che accogliesse anche i miei nonni.

Una maggiore ricchezza, vera o presunta non importa, ha reso ancora meno allettante fare scelte di ‘coscienza’, e decidere di cambiare la nostra vita così come la concepiamo, è impensabile.

E’ un po’ come succede per avere figli.

Si sente spesso sui mezzi di informazione, ripetuto fino alla nausea, che le coppie di oggi non fanno figli (o cominciano a pensarci tardi, dopo i trentacinque anni) perché la loro situazione lavorativa è precaria, il che è sicuramente vero; eppure i figli, anche in tempi molto più austeri, venivano messi al mondo ugualmente in giovane età.

Forse ci si aspettava meno dalla vita, forse si era meno attaccati alle cose materiale, sicuramente si diventava uomini più in fretta.  

Non avendo iPad né iPhone, non sapendo cosa fosse un hot stone massage, non essendo mai stati in un sushi bar e non avendo mai preso un aperitivo all’happy hour, era certamente più facile rinunciarvi!

Quando a diciannove anni mia madre rimase incinta, mio padre faceva il maestro supplente in una scuola elementare sulle nostre montagne, lei era disoccupata e non avevano una casa loro; eppure mi hanno sempre raccontato di non aver esitato nel decidere di tenermi.

Si facevano sacrifici, (che parola pedante per la mia generazione!) come vivere per un anno (da brivido a sentir mia madre) a casa dei suoceri in una stanzetta minuscola con un pargoletto appena nato da crescere.

Anche l’amicizia era un valore assoluto e che resisteva al logorio del tempo; se oggi mio padre ha bisogno di un consulto medico, chiama quell’amico adesso primario che passava le notti con lui seduto sulla panchina del piazzale, e anche se non ci si sente o frequenta da una vita, non ci sono madonne. Lo visita, facendolo passare davanti a tutti. E hai voglia a cercare di pagare, ti prendi pure un insulto per averlo proposto.

Stare insieme una vita non era sempre una passeggiata, le famiglie scricchiolavano, i figli guardavano i genitori litigare sospettando incerti la presenza di terzi incomodi; ma alla fine la baracca rimaneva in piedi, vuoi perché il referendum sul divorzio era cosa ancora fresca.

Ora tutto è tremendamente più effimero, si sta insieme un po’ per non restare soli, prendendosi e lasciandosi a piacimento, e si vive la coppia con contratto a tempo a termine. Finalmente, nulla ci divide più dalla libera società americana.

Siamo liberi e emancipati anche noi!

Liberi di sposarci e ottenere il divorzio dopo un mese, risposarci e ri-divorziare dopo un mese, creare famiglie allargate, termine che piace così tanto ai giornalisti di oggi, ma che nella realtà va ben al di là del cinematografico concetto di famiglia cool.

La famiglia allargata ‘all’americana’ è avere (quando va bene): otto nonni, half brothers e half sisters, stepbrothers e stepsisters, tre giorni col papà, cinque con la mamma, tre giorni con la mamma, cinque col papà, nuove mogli in casa, parenti detestabili in giro, e dinamiche famigliari alla Woody Allen o in stile Beautiful. 

Una volta  tempi erano tosti, non sempre piacevoli, ma vigeva ancora un implicito, collegiale senso del dovere.

Mi sembra che oggi abbiamo molto di più, ma siamo molto di meno.

 

 

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