Natale in paese

Il trentun dicembre del 1999, alle soglie del millenium bug, termine amato a quei tempi dai giornalisti di tutto il mondo, mi trovavo a festeggiare l’ultima notte dell’anno a Lubiana, la freddissima capitale slovena.

La festa in piazza offriva musica tradizionale dagli echi valzereschi che arrivava da casse disseminate in giro, birra ghiacciata agli stand e una temperatura che si aggirava di molto sotto gli zero gradi; dopo troppe birre alla spina congelate, vagavo per le strade eleganti della città con la telecamera di mio padre, certa di vincere l’Oscar per il miglior documentario.

Sarà stato il freddo, la piazza non troppo piena, gli stand con birra e vin brulé (che avrei immensamente gradito allora) o le mise da giorni feriali, la festa di Natale di ieri mi ha fatto tornare alla mente quella notte lontana.

Lo scenario era più o meno questo.

Da uno dei portici di Piazza Cavour, una signora sui cinquanta che ogni tanto scaldava la folla con commenti da deejay provetta, manovrando un computer preso in prestito verosimilmente dai figli, trasmetteva successi dance anni novanta.

A bordo piazza, piccoli spiazzi delimitati da balle di paglia e tiri al bersaglio intrattenevano gli intirizziti partecipanti.

I giochi, erano di un’altra epoca…

Per un euro, potevi fare tre tiri a un salamino appeso in aria, oppure sette tiri con l’arco, o cercar di pescare con canne di bambù delle bottiglie di vino sistemate per terra (che era di gran lunga il gioco più richiesto).

In palio c’erano sempre prodotti rigorosamente alcolici!

E poi c’era il patataro che friggeva ‘a bomba’ (frase in voga nella classe di Julia), il Babbo Natale che terrorizzava metà dei bambini presenti, e una selezione gelata di torte fatte in casa, o quasi, visto che comparivano anche fette di pane con Nutella.

Non era granché, ma nell’aria si respirava un’atmosfera vagamente demodé, di una toccante semplicità, che trovi solo nei posti di provincia, non ancora contaminati dalle pretese di città.

Certo i signorotti arrivati da Milano o da Parma per passare il fine settimana nelle loro ville al mare, avranno lanciato uno sguardo distratto alle vetrine arredate alla buona, alle sobrie luminarie e in generale alla magra atmosfera natalizia.

Ma se le casse cominciano a svuotarsi, e le amministrazioni applicano un po’ di sana Austerity, tagliare il superfluo diventa indispensabile.

Oggi c’è un’aria fredda, quasi pungente, il primo vero segnale di un inverno arrivato anche al mare; mentre guardo Sofia che gioca per terra, colpita dai colori puri e brillanti sul suo viso paffuto, sento che quest’anno non sarà un problema sopravvivere senza la fiera della vanità natalizia.

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