Occhio a non diventare selvatici

C’era una volta una donna che amava la socialità.

Una donna che appena sentiva il sentore della fiesta, gridava: Vamos!

Una donna che ogni scusa era buona per tirare tardi e far casino.

Quella donna è scomparsa.

Salendo su una Multipla piena di scatoloni e neanche “Chi l’ha visto“, è riuscito a trovarla.

Qualche giorno fa, la sua brutta copia ha fatto la comparsa, in presenza del nostro vicino di casa.

Il fatto è accaduto più o meno così.

Erano le undici del mattino e con mio marito stavamo per scendere dal monte e andare in ‘paese’ per le ultime, fastidiose commissioni prenatalizie. Il mio unico vicino di casa, una persona squisita (quello che ci ospitò senza chiedere un euro, nel suo B&B durante l’alluvione), mi ferma e chiede: “Ciao, Doug mi aveva invitato per un caffè, che ne dici se stasera veniamo da voi verso le nove?”

Din din din din.

Un campanello d’allarme ha cominciato insistente a suonare…

L’equazione era semplice come l’acqua.

Nove di sera = sotto le coperte con in mano il mio super poliziesco.

“…Uhm…”

Pausa di qualche secondo…

Sorriso incerto, e apertura di braccia in sconsolato diniego.

Mi tolgo la cuffia, avvicinandomi. (Sono di quelle educate alla vecchia maniera).

“Sai…noi andiamo a letto presto, alle nove siamo già crollati. Magari facciamo un’altra volta…una di queste mattine…”

Lui, comprensivo e gentile come sempre, si apre in un sorriso sincero.

“Non c’è problema. Ciao e Buon Natale.”

Salgo in macchina, ma immediatamente mi prende una fitta allo stomaco. C’è qualcosa che non va, e mio marito punta il coltello nella piaga. “Sono stupefatto che hai declinato l’invito”.

“Perchè?”

“Non è da te”.

Un vago senso di vergogna comincia ad invadermi, io detesto essere scortese con la gente, soprattutto con chi è estremamente carino con me.

Arrivo in città e digito prima ancora di aver parcheggiato, il numero di cellulare del vicino.

Le mie parole sono intervallate da risolini imbarazzati stile adolescente brilla, (forse pensa che faccio uso di antidepressivi ma è sempre meglio che creda di aver a che fare con un vecchio montone).

Ci accordiamo per vederci alle nove, come da programma.

La mazzata finale me la dà mentre cerca di rassicurarmi: “Non preoccuparti, mia moglie alle dieci va a letto!”.

Voglio urlargli che possono stare anche fino all’una di notte se gli fa piacere, ma a questo punto sarebbe una forzatura.

Si fa prima di quanto si creda, ad abituarsi ai cambiamenti.

Non esci più per qualche mese e andare fuori la sera sembra un impegno insuperabile. Non senti da tanto quell’amica e ad un tratto cominci a rinviare la telefonata. Vai a letto alle nove e mezza di sera, e tirare mezzanotte vuol dire trascorrere il giorno dopo in stato catatonico.

Inpacchetti la tua vita in un serrato e rigido alternarsi di orari ed abitudini, che qualsiasi cosa esuli dal normale tram tram diventa difficile da digerire.

Bisogna essere bravi a fermarsi in tempo.

L’efficienza di una famiglia che funziona alla perfezione, scandita da ritmi perfetti, può portare a un’efficientissima solitudine.

Allora meglio una telefonata da adolescente imbarazzata, mostrando anche i propri limiti e vulnerabilità, che vivere una vita militaresca ma senza nessuno con cui condividerla.

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2 pensieri su “Occhio a non diventare selvatici

  1. Erica! Carissima! Sono Caterina dalla Svizzera! È una di quelle poche sere che osiamo di restare alzati un po’ oltre le nove e mezzo; mi diverto, dunque, a leggere il tuo blog! È come se tu parlassi delle mie esperienze e riesci ad addolcire la realtà quotidiana con un ammiccamento. Sei grande!
    Inviami, per favore, il tuo indirizzo e-mail e anche il vostro indirizzo di casa. Vorrei tanto rimanere in contatto con voi. Cari saluti e buone feste! Caterina, Tom, Mara, Ella

    • che forte Caterina!
      Vi abbiamo pensato tanto e poi doug ha scritto a tom chiedendogli appunto la tua email perché volevo risentirti. sai che siamo stati in mezzo all’alluvione…mamma mia. che paura!
      cmq, la mia email è ericacyclo@hotmail.com

      ora siamo a parma, dai miei ed è un vero lusso, baby sitters a disposizione e niente pasti a cui pensare!

      un buon natale anche a te e alla tua bella famiglia.

      erica

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