Sorridiamo, è Natale!

Parlar male del Natale è un po’ come sparare sulla Croce Rossa.

Non si fa.

Tuttavia tutti lo fanno, perché è un modo come un altro di sentirsi super partis, distaccati dalla dozzinale bagarre.

Ma naturalmente nessuno, malgrado le critiche retoriche, riesce a rimanere fuori dal tunnel natalizio.

Il Natale è la forzatura della sua stessa favola, come quella donna dalla bellezza sfiorita che si ostina ad aggrapparsi ad un passato che fu.

Quando mio nonno si è ammalato, uno dei pensieri nella zavorra di mia madre, era affrontare la giostra natalizia nonostante la barca facesse acqua da tutte le parti.

A Natale non si può essere giù di tono, chi non sta bene porta anche un po’ iella.

Le luci devono scintillare, la carta regalo frusciare, le bocche trangugiare, e la neve cadere, bianca dal ciel.

In America quest’estate, mia suocera mi raccontò di quando, invitata ad una cena da amici, la padrona di casa menti’ con nonchalance raccontando ai commensali che le pietanze servite a tavola, erano il frutto del suo lavoro. Invece, dopo un ingegnoso lavoro di spionaggio, avevano scoperto che tutto arrivava dai fornelli del migliore ristorante della città.

Mentire per apparire è uno delle peculiarità della società americana, ma si sposa bene anche nella quotidianità di questi giorni di logorante beatitudine, tra blog sui consigli per i migliori regali homemade, e l’indigestione di ‘Happy Christmas‘ con la voce nasale di John Lennon.

E allora mentiamo se non ci sono soldi nel portafoglio, se lo sguardo si posa su quel che ci contraria, se qualcuno ci ricorda la bruttura del  mondo attraverso la propria esistenza.

Sorridiamo, è Natale!

Ma se dio vuole, anche questo Natale ce lo siamo levati dalle p***e.

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