Se la colpa la diamo agli altri

Esattamente un anno fa mi commiseravo per la mia condizione senza via d’uscita, a casa con due figlie piccole, giornate buie ed interminabili nell’inverno padano, silenziose ore chiusa in casa e nessun progetto all’orizzonte.

La depressione che incalzava, vecchie paure che bussavano alla porta e alla disperata ricerca di qualcuno da incolpare.

Mio marito, che aveva il lusso di andare a lavorare e incontrare gente intellettualmente stimolante, mentre io rimanevo bloccata in casa, con due mostriciattoli urlanti e la tetta sempre a disposizione.
La mia famiglia, che non capiva l’entità del mio disagio e latitava nelle visite di ‘cortesia’.
Le mie amiche, che nonostante la maternità, erano tornate a lavorare e non si rendevano conto della fortuna che avevano di evadere dalle mura domestiche, anche solo per un part-time.
Il mondo, che si ostinava a pensare che una donna in casa con due figlie piccole, fosse una privilegiata con un mucchio di tempo a disposizione.

Forse qualcuno non era esente da colpe, ma ciò non bastava a renderli tutti capri espiatori per il pantano in cui mi trovavo.

Perché è così irresistibile incolpare gli altri per quello che non va nella nostra vita?

Dare la colpa agli altri è una tentazione irresistibile che ci sgrava dallo scavare nelle profondità della nostra anima; cominciare dal non puntare il dito verso l’esterno ma verso di noi, è l’inizio di un cammino maledettamente travagliato.
Durante il viaggio, è probabile che non tutte le scoperte siano di facile digestione, o scevre da sofferenza, ma con la giusta umiltà e determinazione, permetteranno di scrollarsi di dosso rabbia e vittimismo.
Decidere di arruolarsi in prima linea può spaventare perché obbliga a non trovare scuse né scorciatoie per le scelte che da quel momento faremo, tuttavia regala anche la grande consapevolezza di poter fare qualsiasi cosa.
Il trentun dicembre di un anno fa, ero a letto alle dieci e mezza triste e rancorosa, dopo aver consumato un frugale pasto freddo nella mia casa padana, i botti sui balconi tutt’intorno annunciavano che un nuovo anno era iniziato, ma ignoravo cosa avesse per me.

Un anno dopo, la mia vita si è completamente stravolta, a partire dal felice addio alla terra padana.

Il trentun dicembre di quest’anno, la mia nuova casa ligure era piena di risa, vino e leccornie, e il pantano è oramai alle mie spalle.

Ho dovuto riconoscere che senza aiuto dal pantano non si esce, che ricevere implica dare, che i brontolii fanno male solo a chi li fa e che alle volte, un bel calcio nel culo, fa solo che bene.

E un passo dopo l’altro, si può andare molto lontano.

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