Ricchi fuori, poveri dentro

Voglio citare la frase del nostro vicino che, proprietario del B&B sotto casa ci ospitò gratuitamente senza conoscerci il giorno in cui piovve così tanto che pareva che la montagna cadesse sopra le nostre teste, a questo mondo c’è tanta gente ricca di portafoglio, ma povera dentro.

Fino ad oggi credevo che possedere una casa di proprietà non rientrasse tra le miei priorità; insomma non volevo finire come tanti miei amici in un piccolo appartamento con mutuo trentennale solo per sbandierare ai quattro venti che pagare un affitto sono soldi buttati, e che tanto vale spenderli in un mutuo.

Che per altro è una panzana bella e buona, di sicuro messa in giro da qualche agente immobiliare, perché se paghi un affitto mensile di 600 euro al mese, moltiplicandolo per vent’anni ti dà 144.000 euro….somma con la quale puoi comprarti se va bene uno scantinato in periferia.  

L’idea funzionale di devolvere i miei soldi ai molti proprietari di case in cui ho vissuto – conservando tuttavia uno stile di vita confortevole, anziché dover pagare cifre esorbitanti in mutui da strozzinaggio – beh…non sembrava una bestemmia.

Risvegliarsi, è un evenienza che tocca tutti … prima o poi. Dicono che solo gli stupidi non cambiano idea.

Ed io, benché non abbia mai brillato nella mia carriera scolastica, non sono una stupida.

L’avarizia è un difetto dai molti effetti collaterali.

Non solo ti procura il disprezzo della gente che anche solo per un attimo, entra nella tua vita, ma ti porta a vivere in un mondo parallelo.

L’avaro spende la maggior parte del tempo ad escogitare il modo per arricchirsi di più, nello sforzo estremo di fottere gli altri.

La beffa più grande del destino, per un taccagno, è quella di non portarsi i soldi all’altro mondo.

Per eccessivo che sia, chi è ricco vuole esserlo sempre di più.

L’avarizia peggiora l’animo umano, limitato nella comprensione del mondo nei confini del proprio conto in banca; il prossimo rimane un essere inanimato da cui spremere dieci, cento, mille euro; le relazioni di un taccagno sono solide quanto una bolla di sapone, pronta a scoppiare al primo segno di ribellione.

Lo spilorcio è estremamente sospettoso. Teme che ovunque, si nascondano insidie capaci di intaccare il suo patrimonio.

Mi piacerebbe pensare che per qualcuno, anche nella realtà, ci possa essere il riscatto, come nella storia di Ebenezer Scrooge.

Ma Charles Dickens era un bravissimo scrittore, di un’immensa sensibilità, e vedeva gli esseri umani capaci di redenzione; ed è per questo che il Canto di Natale rimane un classico con cui far sognare e pensare, grandi e piccoli.

L’avaro difficilmente cambierà la propria indole, ma siccome io – lo ripeto – non sono una stupida, posso cambiare le mie idee.

E da oggi, cerco casa.

 

 

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