La menzogna del posto fisso

In questi giorni è tornato alla ribalta il dibattito sul posto fisso, e il conflitto che ne è nato si è fatto via via sempre più aspro.

Quando a ventitre anni lasciai il posto fisso in un noto Tour Operator (che a distanza di qualche anno sarebbe fallito a causa della mala gestione di certi signori, stessi proprietari dell’azienda privata che causò il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta in Europa!) poco mancò che a mio padre desse una sincope.

Era un colpo troppo grosso da digerire, per uno come lui. La sua generazione, era cresciuta col quotidiano lavaggio del cervello che la cosa a cui un giovane dovesse aspirare, era il posto fisso.

Se non avessi mollato la tranquillità che quel lavoro mi garantiva, non avrei vissuto l’esperienza più importante della mia vita in Irlanda, forse sarei rimasta con lo stesso bravo ragazzo, non avrei imparato l’inglese, non mi avrebbero offerto un posto di lavoro e lezioni di tedesco gratis, non avrei incontrato mio marito, e …

A costo di diventare pedante, gli eventi della vita non sono molto dissimili dalla descrizione cinematografica del film di successo con Gwineth Paltrow, Sliding doors.

Spesso le decisioni che prendiamo nella vita, determinano non solo il nostro presente ma posano le basi per ciò che avverrà in futuro, anche se in quel momento sembra una scelta fine a se stessa.

Avessi avuto un lavoro a tempo indeterminato prima di rimanere incinta, non avrei avvertito, intenso, quell’impulso di costruire qualcosa di diverso della mia vita.

Avere un posto fisso è tremendamente stuzzicante.

Ferie e malattia (vera o presunta) pagate, permessi straordinari, tredicesima per regali di Natale, premio produzione per chi lavora bene, pacco natalizio con panettone e Berlucchi, pausa caffè coi colleghi, buoni pasto da spendere in gastronomia, maternità all’ottanta percento, allattamento, part-time …

Aspirare a tutto questo, è legittimo. Soprattutto per i giovani (o quasi) della mia generazione che hanno ancora vivide nella mente, le interminabili discussioni, a tavola e in famiglia, sull’importanza del posto fisso.

Il posto fisso non solo è un mito, è una piccola prigione alla quale giorno dopo giorno ci si abitua, e a lungo andare non ti accorgi neanche più di quelle barre che ti circondano.

L’inaridire di nuove idee, e la castrazione di antiche velleità, viene stoicamente dissimulato dietro alla tranquilla certezza della busta paga a fine mese.

Essere padroni della propria vita, è una mera illusione.

Mio padre, promotore da una vita del posto fisso, e con esso di una sicura pensione, ad oggi, dopo quarant’anni di lavoro, non sa ancora se fra cinque mesi potrà andare in pensione.

Siamo uomini o caporali?

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2 pensieri su “La menzogna del posto fisso

  1. Concordo al 100%..bisognerebbe avere un pizzico in più di auto-consapevolezza e senso critico.

  2. Io vorrei spezzare una lancia a favore del vecchio e bistrattato contratto a tempo indeterminato, a.k.a. POSTO FISSO.
    Ma povero contratto a tempo indeterminato che funge da CAPRO ESPIATORIO, per persone che sono estremamente infelici del proprio lavoro, ma molto contente del 27 del mese, e per mancanza di carattere o per briga, non cambiano.
    Il “posto fisso” è fisso per chi desidera che sia cosi’, tutto il resto dipende da noi.
    Il posto “variabile” è cosi’, nostro malgrado.
    Perché in Italia, pare che sia proprio difficile comprare una casa con il “lavoro variabile”, pare che se sei una donna “variabile”, quando hai fatto un “figlio fisso”, non sempre ritrovi il posto di prima.
    D’altra parte, sempre in Italia, chi ha il posto fisso, lamenta un’inesistente meritocrazia, parla di colleghi che stanno su youtube tutto il giorno, incompetenti, svogliati e furbetti. Si, è vero anche tutto questo.
    Magari prima rottamarlo, il posto fisso, proviamo a fargli un restyling.

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