Questa gita non s’ha da fare!

Una delle offerte che abbiamo messo in piedi nella nostra nuova attività lavorativa, Voyager, è quella di organizzare gite scolastiche nel magnifico territorio dove abitiamo.

Ah…Ingenui e sprovveduti ragazzi, siam stati!

Non avevamo idea di quello in cui ci saremmo imbattuti, e le nostre vergini orecchie non sentirono mai per bocca di un bravo, vestito da funzionario pubblico che “questa gita, non s’ha da fare”.

Ma quanto presto ce ne rendemmo conto!

“ Tutto ebbe inizio i primi giorni di novembre quando, soddisfatti dell’offerta, certi di poter dire la loro in un mercato tutto da conquistare, i due fiduciosi giovani inoltrarono la loro proposta a tutte le scuole del comune di P. 

Prassi vuole che quando un istituto riceve un’offerta, la persona addetta alla visione delle e-mail in entrata, stampi il documento, lo protocolli e lo inserisca in un grande contenitore nella sala insegnanti sotto la voce “Gite scolastiche a.s. 2011/2012.   

Il tempo passava, e nulla accadeva.

Un freddo giorno di dicembre, ormai vicini al santo Natale, i due giovani fiduciosi sentirono suonare il telefono… Un’insegnante, dopo aver visionato la loro proposta, ne era rimasta entusiasta.

La scuola in questione, diede istruzioni su come spedire l’offerta ufficiale, da indirizzare in busta chiusa con la scritta a grandi lettere “OFFERTA, NON APRIRE”.

Di ceralacca non si parlava.

Col cuore pieno di trepidazione, i giovani corsero alla posta del paese e mediante raccomandata r/r inviarono il prezioso plico.

Era il 27 dicembre.

Qualche giorno dopo, fu stabilita l’apertura delle buste, ma una telefonata guastò la digestione dei giovani ottimisti.

“Non avete mandato la busta”.

“Impossibile, abbiamo la firma della vostra bidella sulla nostra ricevuta di ritorno”.

I giovani erano sprovveduti sì, ma non scemi.

Dopo l’apertura delle buste, tutto lasciava presagire ad un breve epilogo della storia. La professoressa che accompagnava il gruppo era contenta!

Ma un nuovo avversario era sbucato dalle nebbie padane e minacciava la supremazia di Voyager.

Si era già ai primi di febbraio, e nulla ancora si sapeva.

La decisione finale spettava, con data da destinarsi, al gran giurì, noto anche come Consiglio d’Istituto.

Ad esso, e solo esso, spettava l’ardua sentenza.

Dopo ore di delibera, vinse a votazione la proposta di Voyager.

Grande era la gioia dei giovani, che si aggiudicavano così il loro primo appalto pubblico.

Rimanevano solo alcune pratiche burocratiche di poco conto.

Bazzecole.

“Dovete mandarci il Durc”.

“…?”

“Il Durc”.

“Certo. Uhm…Cos’è esattamente?”

(*Il Durc è un documento rilasciato da Inps e Inail in cui si certifica che il soggetto in questione non è moroso nei confronti dello stato, e a quanto pare, serve agli enti pubblici prima di assegnare un appalto).

I due giovani, sempre speranzosi, ma provati nello spirito, corrono all’ufficio di competenza, trascinandosi dietro le piccole lamentose, in un viaggio di due ore sfidando Tir e Suv sull’autostrada più impervia d’Italia.

A pochi minuti dalla chiusura dell’ufficio, varcano la porta del fatiscente palazzo.

Mentre le mocciose si rotolano nei lerci corridoi dello stato, vengono istruiti dalla gaia impiegata, che non hanno bisogno del famigerato documento, poiché di nuova formazione, e possono tranquillamente fare un’autocertificazione.

Tutto è bene quel che finisce bene!

Se non fosse per quel bravo che ancora una volta sibila minaccioso: “Questa gita non s’ha da fare”.

E questa volta i giovani, sembrano quasi sentirlo.

La telefonata di questa mattina, mette forse la parola fine, ai sogni di gloria dei due giovani che ora, tanto fiduciosi non sono più.

“In una nuova normativa del 27 gennaio, le scuole non possono più accettare l’autocertificazione”.

Grande è lo sconforto dei due giovani”.

Per lavorare in Italia devi vincere gli appalti, gli appalti sono quasi sempre truccati e quando non lo sono, vengono falsati da una burocrazia soffocante e impedente.

Le cariatidi su poltrone rosso sangue gridano: “Largo ai giovani e alle loro idee innovative!”

Le idee dei giovani sono come l’acqua, libere, se ingabbiate in un recipiente rigido e troppo piccolo, troveranno due modi per uscirne.

Con la fuga, o l’esplosione.

  

 

 

    

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