I danni dei nonni

Avere dei nonni è un’immensa fortuna.

Il ricordo dei miei nonni si tinge di malinconia e tenerezza, ancora vivo è il senso di protezione misto alla consapevolezza di poterla sempre fare franca, ogni volta che entravo nella cameretta della loro semplice casa. Ricordo l’acqua fresca col limone e zucchero nella calura estiva, il balcone all’ombra delle veneziane verdi, i bagni nella lunga vasca dopo una giornata sul cemento delle case popolari. 

Il permissivismo c’era, è indubbio, ma noi nipoti non ci siamo mai sentiti viziati e certamente non siamo mai stati cresciuti, anche se si passava parecchio tempo coi nonni, come piccoli rampolli di famiglia.

Erano altri tempi, questo è evidente. E i soldi in tasca molti meno, e quando c’era da ricevere un regalo era per il compleanno e per Natale.

In questi nostri tempi moderni, la figura dei nonni è molto cambiata, e tra una maggiore possibilità economica – che non vuol dire una maggiore ricchezza –, un coinvolgimento maggiore nella vita dei nipoti, a causa di figli troppo vecchi e presi dalle loro carriere, non è raro che i nonni qualche danno lo facciano.

Di che natura siano questi danni è direttamente proporzionale con il tipo di genitore.

Veniamo da due settimane di full immersion con i nonni americani, che combinati ad un weekend coi nonni italiani, ha creato un cocktail letale non indifferente.

Per certi versi, da un punto di vista psico-antropologico è affascinante vedere le dinamiche dei nonni in azione.

Mi spiego meglio.

Quando interpellati su qualche ricordo dell’infanzia, sulle possibili somiglianze tra figli e nipoti, spesso i fatti vengono mischiati e usati a proprio piacimento.

“Mamma, ero anch’io così timida quando ero piccola?” “Ah sì certo, giocavi sempre da sola”.

“Sai mamma, la Sofia è veramente scatenata, fa amicizia proprio con tutti”. “Tutta la mamma”.

Capire come stavano veramente le cose, è impossibile.

E non importa quanti analisti si sia visti nel corso di una vita, o come i rapporti intrafamiliari si siano sviluppati, quel che dice il nonno è il verbo.

Per non parlare di quanto scatta la patacca. Ogni volta che succede, immancabile il commento dei nonni materni (di evidente estrazione comunista) che bisbiglia camuffando il terrore o disapprovazione o semplicemente disagio: “Piove governo ladro!”.

Come se nessuno di questi nonni avesse mai mollato un ceffone ai figli…

E ogni giorno è domenica.

“Che bella nonna la bacchetta magica!”

Dopo ventiquattro ore, una scintillante bacchetta magica multi suono e multi colore – pronta per essere oggetto di feroci contese in stile lotta nel fango – è acquistata e posizionata in camera.

Il rischio di trasformare bambini normali in insopportabili marmocchi pieni di sé, convinti di potere e dovere ottenere tutto ad ogni cambio di umore, comprandoli quando andrebbero puniti, rischia di compromettere il lavoro quotidiano dei genitori, per poi vanificarlo se il tempo passato coi nonni è maggiore a quello coi genitori.

Essere nonno non vuol dire essere infallibile, pensare di sapere tutto della vita solo perché si ha accumulato un maggior numero di anni non si chiama saggezza, ma presunzione.

 

 

 

 

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