Stare bene per forza.

Ieri sera leggevo un articolo di Vasco, apparso in pubblico dopo qualche mese dal suo ricovero ed ora in convalescenza.

Con la consueta rabbia e disarmante onestà, un’arma mille volte più letale in una società ruffiana e ipocrita, Vasco parla della sua malattia, disagio, senso di disorientamento nell’affrontare una situazione a lui inconsueta.

Quel che è insolito e per questo spiazza, è vedere l’uomo, non il personaggio noto, raccontare qualcosa che la gente tendenzialmente non vuole sapere, conoscere, quasi che con il solo parlarne – di malattia – se ne possa rimanere contagiati.

Essere malati, o depressi, maliconici, tristi o semplicemente non al top, è qualcosa che la gente non vuole vedere.  Non si aspetta e rifugge.

Quando a mia zia era stato diagnosticato un tumore, oltre a convivere con la patologia, aveva dovuto gestire anche il senso di vergogna dovuto al particolare posizionamento della malattia. L’ano. Echecaspita, un tumore sì, ma nell’ano…no! Non si poteva dire, era oltremodo sconveniente; e più volte le era stato fatto capire di non essere troppo specifica nel raccontare.

L’episodio di mia zia è un nulla, una piccolezza, un evento insignificante nel macrocosmo sociale, eppure rispecchia benissimo il comune pensare di una società perbenista.

Le neomamme, quando smarrite tornano a casa col pargolo infagottato, entrano in un mondo spesso menzoniero a cui non sono preparate, e che le punisce al primo ostacolo; una madre in difficoltà, incapace di tranquillizzare il proprio figlio sa quanto sia prezioso in quel momento trovare un’altra spalla, qualcuno che mostri il fianco e che dica: “Non preoccuparti, è capitato anche a me”.

Ma è difficile trovare qualcuno che sciolga i nodi, che molli la presa, e più frequentemente si sentirà dire: “Mio figlio dorme e mangia”. Oppure: “Il mio di solito lo devo svegliare di notte altrimenti tira dritto” e frasi del genere che nascondono piccole o grandi bugie.

Anche una donna che cade in depressione, smarrimento, tristezza, baby blue chiamatelo come volete, non è un pensiero di cui la collettività vuol farsi carico; anzi, si è visti come l’anello debole che non ce la fa.

Cornuti e mazziati dunque. Si paga il non essere all’altezza delle aspettative (con noi stessi in primis), l’essere a un impasse, troppo sensibili; ma anche l’abbondono da parte di amici, conoscenze, famiglia, che con fredda e distaccata indifferenza fingono che tutto vada bene.

Ma è un illusione credere che coprendo la merda con uno strato di bianco si possa stare bene e chi grida che tanto bene non si sta, è dieci volte più forte di chi vive una vita di finzioni.

Dedicato a Vasco

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