Succede in Italia

Questa storia comincia da una famiglia che cerca una casa al di là degli Appennini.

La prima cosa da fare, è trovare qualche agenzia immobiliare, nel nuovo paese, e iniziare a vedere alcune proposte in affitto.

Lasciata la prole coi nonni, i genitori montano in macchina e cominciano la monotona tiritera dell’avanti/indietro; le prime soluzioni non sono entusiasmanti: vecchie case anni sessanta con mobilio in stile Profondo Rosso e cavallini di porcellana sulla tavola rotonda.

Finalmente arriva qualcosa. Una casetta in stile ligure, indipendente, con un immenso giardino terrazzato, a un prezzo relativamente ragionevole. I genitori s’immaginano la loro famiglia vivere in quel luogo e i figli scorrazzare tra la boscaglia.

Il patto, almeno verbalmente, è stretto.

L’agente immobiliare lascia scivolare tra le righe un: “Non ditegli che vi trasferite lì, ditegli che ne so, che all’inizio andrete per il fine settimana”.

“Ma come, noi ci porteremo i mobili, la bambina è iscritta all’asilo…”

“Sì, ma certo, al momento fate finta di niente, non dite nulla che poi una volta che siete dentro si sistema tutto”.

Grande è lo sconcerto e l’apprensione. I genitori non sanno che fare. Altre case non saltano fuori.

E quella, fa proprio al caso loro.

Al telefono le rassicurazioni dell’agente continuano: “Non ti preoccupare, vedrai che dopo un anno è facile che ti fanno anche un contratto e magari ti prendi pure la residenza (che tengono i proprietari nonostante non ci vivano più)”.

Loro vogliono crederci, disperatamente, che prima o poi le cose si sistemeranno.

Alla stipula del contratto fasullo, poiché non registrato, e appena qualche giorno prima di fare il trasloco – su una Multipla zeppa di vario mobilio – si incontrano tutti per le ultime disposizioni.

Viene deciso, e accettato dai nuovi conduttori loro malgrado, che i primi sei mesi saranno versati in nero (anche se sul tavolo delle trattative, quella parola non viene mai proclamata),  mentre gli altri sei mesi verranno registrati su un contratto turistico.

Beh certo, qualcuno potrebbe dire: “Ma come turistico, voi eravate già là!”

I primi sei mesi passano, tra pagamenti cash e versamenti di bollette dentro una cassetta della posta.

Alla firma del contratto turistico, i due conduttori chiedono, pieni di aspettative: “Cosa intendete fare tra sei mesi? Noi qui stiamo molto bene e vorremmo restarci”.

La proprietaria tentenna. “Mi prendete alla sprovvista. Devo parlarne con mio marito.”

“Va bene. Fateci sapere”.

Passano sei settimane, e nulla si sa, finché un giorno, qualcuno suona al campanello. E’ la padrona.

“Ti dovevo dare una risposta”.

“Uhm…quale?”

“Eh…a noi serve la casa.”

“Come?”

Il mondo gira, ma è questione di un attimo. Poi le cose, gli oggetti tornano al loro posto. Invano discutere, parlare, gridare, ricordare che ci sono i figli, di fronte c’è un muro di gomma.

L’agente risponde al telefono, cade dalle nuvole, non è affatto colpito, reagisce con distacco ad ogni parola smozzicata tra le lacrime di rabbia.

“Eh…non pensavo che gli sarebbe servita la casa”.

Ma capisce anche lui che questa volta non sarà facile.

Se vi chiedete dove questa storia ha avuto luogo e in quale tempo, non cadete nell’errore di credere che i personaggi facciamo parte di una saga del profondo sud e nemmeno che si tratti di un’epoca remota.

Siamo nel ricco nord, nel tempo presente.

E questo, anche questo, succede in Italia.

 

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