Si chiama decenza, non esempio

Se mentre al supermercato con le mie figlie, rubassi davanti a loro una scatola di cioccolatini, una confezione di gelato e due di patatine fritte, non basterebbe tornare a casa e dir loro: “Beh, non mangiamole, adesso la mamma le butta via così vi do il buon esempio”.

Dare l’esempio non funziona esattamente così.

Non si può decidere di dare l’esempio dopo aver messo le dita nella marmellata e averne mangiata abbondantemente.

E neanche il trota può fare così, dopo essere stato pescato con le tasche piene, pensare di ergersi a emblema di virtuosità davanti ad un popolo intero.

Negli ultimi decenni, politici, dirigenti, religiosi, personalità di spicco dei centri di poteri, ci hanno abituato ad accondiscendere e accettare le loro cadute di stile e di moralità; dirigenti che tentavano scalate impossibili, politici in combutta con la mafia, preti dai piacere decisamente poco divini, presidenti col vizietto più antico del mondo.

Ogni volta che questi uomini cadevano dal trono più alto e costretti – non da una sobria etica, ma dalle circostanze inoppugnabili – a lasciare la carica, plausi di affetto e stima piovevano da più parti.

Da Mani Pulite ad oggi gli italiani hanno imparato un’unica grande lezione, che chi sbaglia non paga, e che tutto ha un prezzo, soprattutto l’impunità.

Quando sento Renzo Bossi parlare di esempio, penso alla faccia del giornalista – e di tutti i suoi colleghi che scrivono, filmano, impaginano, montano nella sala dei bottoni delle grandi testate editoriali – e al perché non sia scoppiato a ridergli in faccia.

Quando penso al trota, alle lauree comprate, alle macchine sportive, ai dodicimila euro al mese da consigliere regionale, penso che gli italiani non vogliano meritarsi niente di meglio, rassegnati nel servilismo ai partiti, o nella peggiore delle ipotesi nella convinzione che tanto, niente potrà mai cambiare.

L’esempio parte dal momento in cui si prende un impegno; dimettersi per cause di forza maggiore dopo averla fatta fuori dal vaso non è dare l’esempio.

Quella, al massimo, si chiama decenza.

E ho il sospetto che il trota, come tanti altri suoi piccoli e meschini predecessori, non abbia neanche quella.   

  

 

 

 

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2 pensieri su “Si chiama decenza, non esempio

  1. Approvo e condivido ogni singola parola.

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