Self-marketing per le strade di Levanto

Oggi è una di quelle pazze giornate di aprile, dove spereresti fosse novembre.

Da settimane il cielo è un tumulto di cambiamenti, a volte repentini, spruzzate di pioggia mattutina, colpi di sole abbaglianti ed acquazzoni improvvisi.

Siccome il mio cervello non ne voleva sapere di svegliarsi e schiarire con una raffica di vento la perturbazione stazionata tra i neuroni, ho deciso di adottare la terapia d’urto. Che per una con il senso del “non disturbare” tra i geni del mio Dna, vuol dire bussare alle altrui porte facendo volantinaggio nel tentativo di adescare volenterosi studenti di italiano.

Self-marketing, insomma.

Mentre vagavo per le strade cittadine, ancora discretamente deserte e percependo piuttosto palpabile l’apprensione degli operatori turistici che vacillano nell’incertezza di una stagione a rischio, riflettevo sul concetto di “vendere”.

Convincere una persona nel giro di una manciata di secondi, giocarsi le proprie cartucce senza essere prolissi ma esaustivi, accattivanti ma non presuntuosi, cercando possibilmente di non impappinarsi mentre le parole escono veloci dalla bocca…non è così facile.

Un amico, agente immobiliare che di vendite telefoniche e porta a porta ne ha macinate parecchie, mi diede una volta un buon consiglio dicendomi che non devi mai prendere sul personale i rifiuti, altrimenti non vivi più.

Il più grande ostacolo è riuscire a trovare il giusto compratore, che non sia annoiato dalle otto ore sopra una scrivania, rassegnato da uno stipendio che non cambierà più per quarant’anni, bombardato dalle migliaia di e-mail ricevute e mai lette.

In fondo, siamo tutti venditori.

Forse non tutti vendono prodotti o servizi per guadagnarsi da vivere, ma tutti cercano di vendere qualcosa: i gruppi di opinione quando cercano di inculcare nuove idee, un’amica quando vuole convincerti che la naturopatia è la strada giusta, un’aspirante qualcosa, quando fa un provino offrendo la propria immagine, l’infedele quando tenta di vendere fumo.

Nel grande suk del libero mercato, non bisogna solo offrire il prodotto migliore, ma essere i primi a farlo – e sperare che qualcuno non ti freghi comunque l’idea.

In questa pazza giornata di aprile, torno a casa a lavoro finito.

I volantini sono stati distribuiti, così come i sorrisi e il giusto fascino, ma di una cosa sono certa.

Avessi dovuto vivere campando a provvigioni, non sarei andata lontano.

 

 

 

 

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