Disciplina = Nazismo?

Essere genitori severi e rigorosi a noi piace.

Ci piace dare delle regole e fare in modo che le nostre figlie le seguano.

Crediamo nella coerenza e nel rispetto dei ruoli.

Molti nostri amici, anche se non lo confesserebbero mai, nell’intimità delle mura domestiche pensano che cresciamo le nostre figlie all’insegna di pratiche vagamente nazifasciste: rigore, abitudini, osservanza dei principi.

Ma noi ci crogioliamo nelle buone maniere che le nostre figlie mostrano in società. Possiamo portarle per bar e sapere che resteranno con noi senza doverci alzare trecentocinquantasette volte dal tavolo, possiamo avere gente a cena e sapere che giocheranno con gli altri bambini condividendo i loro giochi senza pianti isterici al grido “E’ mio!”, possiamo andare in vacanza e sapere con non avranno il trauma di cambiare letto restando sveglie tutta notte.

Sarà anche un concetto all’antica, ma le nostre figlie riconoscono in noi l’autorità; è una nozione semplice ma che regala grandi soddisfazioni e libertà ai genitori.

Eravamo convinti che la primogenita fosse tough, come dicono gli americani, tosta, ma con un bel po’ di fatica siamo riusciti a placare alcuni suoi istinti decisamente deprecabili.

Poi è arrivata la seconda: il bulldozer. Perché dove passa lei non cresce più erba.

E le regole, il rigore, la disciplina, sono andati a farsi fottere.

Abbiamo provato con le buone – ma sopratutto con le cattive – a instradare quest’anima persa. Abbiamo urlato, abbiamo punito, abbiamo tolto il “lamby” – l’agnellino puzzolente, il suo grande amore  -, abbiamo lasciato piatti vuoti davanti al suo viso impassibile, abbiamo ricattato, abbiamo implorato.

E poi abbiamo capito.

Ci sono bambini che non possono essere confinati dentro metodi per loro non adatti.

Quando ho visto Sofia, dopo quasi un anno, continuare ad alzarsi sulla sedia, muoversi, agitarsi e mangiare in piedi, ho capito che avrebbe smesso, e cominciato a mangiare seduta, solamente quando avrebbe deciso lei.

Si deve instradare ed educare i propri figli con quanto senso etico si creda; ma non si può ingabbiarli e renderli delle scimmiette ammaestrate.

E in questo sta la differenza tra noi e un nazifascista.

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