Cambiamenti di vita

La sensazione di precarietà che dà vivere in affitto, ultimamento mi ha creato un certo fastidio. Mentre quasi tutti i miei amici si sono accomodati in case di genitori, nonni, zii; noi ancora ci trasciniamo di casa in casa senza fissa dimora.

Il più delle volte la gente teme i cambiamenti, poiché si adagia nel caldo abbraccio della tranquillità data da una situazione certa.

Possono i cambiamenti definirci come persone?

Io credo di sì.

La mia prima casa in affitto, era uno scantinato sistemato ad appartamento nella periferia di Dublino, il riscaldamento – nel gelido inverno irlandese – andava per tre ore al giorno e una volta tornata in Italia tutti i miei vestiti puzzavano di muffa. La doccia era così piccola che non potevi lavarti i capelli con i gomiti aperti, eppure in quella casa ignobile conservo i ricordi più cari di tutta la vita, è lì, nelle lunghe giornate solitarie, che ho imparato di quale pasta fossi fatta.

La seconda casa era un bell’appartamento nel quartiere oltretorrente di P., e ci andai a vivere con un’amica; siccome all’epoca ero single le feci scegliere la camera matrimoniale ed io mi accontentai della cameretta (dove trovai una serie di ricordini lasciati dal teenager che vi aveva abitato prima, come lettere d’amore  mai spedite, marijuana e giornaletti spinti). La casa era veramente carina, peccato per i ratti che bazzicavano di notte nel piazzale sottostante. E’ molto più difficile rispettare le abitudini e gli stili di vita di qualcuno a cui non si è legati da un rapporto d’amore o famigliare, in fondo non si perderebbe nulla a mandarsi a quel paese…ma se si riesce a superare le barriere dell’altro, il rapporto che ne scaturisce sarà per sempre.

La mia terza casa l’ho vista un pomeriggio di novembre alla luce di un accendino, e praticamente nell’oscurità, ho detto sì. Era la casa in cui sono andata a convivere con un giovane americano da poco conosciuto, che presto sarebbe diventato mio marito. Era un appartamento in centro, buio e muffoso, di trentacinque metri quadri, e per vicini avevamo prostitute cubane molto attente al loro fisico (facevano gli addominali in terrazza tra un cliente e l’altro) e di solito le cercavano al nostro campanello perché eravamo gli unici con un cognome straniero. Cosa ho imparato da quell’esperienza? Beh, se riesci a vivere con un uomo in trentacinque metri quadrati, te lo puoi anche sposare.

E infatti nella casa numero quattro ci siamo sposati. Il miglioramento era palpabile. Casetta indipendente composta da tre appartamenti, a noi spettava quello con il giardino privato. Qui, abbiamo festeggiato il nostro matrimonio, servito tacchini da otto chili e cotto hamburgers per un reggimento, è qui abbiamo concepito le nostre figlie. Dalla casetta di fianco all’ospedale, ho imparato l’amore per le piante e capito che non sarei più tornata in appartamento…

Questa è la quinta casa e come tutte le altre non è nostra. Ma per ora siamo qui, e se escludiamo l’alluvione, il miglioramento di vita è esponenziale.

Sarei oggi la stessa persona se non avessi vissuto queste esperienze?

Oppure ho vissuto tutto questo, non potendo prescindere dalla mia natura?

C’è chi vivrà nella stessa casa fino alla fine dei suoi giorni, andando a lavorare nello stesso posto di lavoro e col sorriso stampato in volto; e chi come me, nell’inseguire sempre nuovi impulsi sarà destinato ad una vita con meno certezze  ma piena di esperienze.

E per chi si domanda cosa sia in definitiva meglio, vada a chiederlo a Marzullo.

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Un pensiero su “Cambiamenti di vita

  1. amica girovaga…come ti capisco
    se ci fosse la fascia di miss trasloco, credo potrei vincerla
    a parte i traslochi in italia accompagnati da piu’ o mano grandi cambiamenti di vita, quelli all’estero sono stati davvero …davvero wow
    insomma io sono del partito “piu’ bello variare” ma, sono al punto che non guasterebbe mettere un po’ di radici, magari anche qua nella piovosa olanda che, da 3 giorni, ci sta regalando un bel caldone estivo!!!
    p.s. e poi marzullo avra’ le idee chiare sotto quel ciuffo?

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