Barbecue in America

Nel giro di qualche ora avremo a pranzo alcuni amici liguri, neofiti del barbecue american style.

Se pensando alla grigliata italiana le prime cose che saltano in mente sono: salsicce e braciole, nel cook- out americano non si può prescindere dal burger.

Il barbecue in America è la vera anima della cucina tradizionale.

Il barbecue può variare in base alla classe sociale di chi lo serve: salendo di status, si può trovare come accompagnamento alla carne, (oltre alle onnipresenti chips, che sono servite anche dagli Obama, ci scommetterei l’osso del collo) piatti più internazionali come l’insalata caprese e verrà servito Chardonnay invece che birra.

Il bere va sempre forte in America, e non è cosa nuova, gli adolescenti di cinquant’anni fa sono cresciuti col mito del bourbon e whiskey tracannati dalle star di Hollywood; tutti sanno che gli americani non sono un popolo astemio, ma oggi sembra che bere in compagnia sempre più un must.

I primi anni in cui venivo invitata ai barbecue in America, si beveva della gran birra sommersa dal ghiaccio nei giganteschi igloo a disposizione di tutti; ultimamente ho notato che i cocktail vanno per la maggiore, miscele esplosive di vodka alla frutta, o rhum a seconda dei gusti, conditi da mirtilli o lamponi, per garantire il giusto apporto di vitamine. 

Dopo qualche ora e svariati cocktailoni  vitaminici, se sei tra i pochi ad essere rimasto sobrio, gli invitati cominciano a vagare per il giardino con lo sguardo acquoso e l’atmosfera viene rotta da qualche risata sguaiata, decisamente troppo alta.

Quando incontro degli americani in vacanza in Italia, una delle prime cose che mi chiedono è perché gli italiani non bevono (certo, le ultime statistiche sui giovani potrebbe smentirli).

Non è che gli italiani non bevono, gli italiani propendono più per il social drinking, vino e chiacchiere in un lasso di tempo di ore e ore.

Solo negli ultimi anni delle mie gozzoviglie alcoliche ho iniziato a notare gli shots (o chupitos che dir si voglia) ai banconi del bar, mentre in America farsi un bel po’ di questi cicchetti (che con fantasia tipicamente anglosassone vengono messi anche nelle pinte di birra) è normale amministrazione.

Potrei divagare parlando di certe pratiche poco ortodosse che si è costretti a fare se si vuole entrare nelle confraternite universitarie o quello che avviene durante lo spring break (pausa di primavera degli universitari), dove ogni anni c’è chi muore per il troppo alcool, ma non voglio rovinare la santa domenica…

Mi sono spesso chiesta se tutto questo bere non sia un modo per sopportarsi meglio, per evitare il vuoto nelle relazioni e la mancanza di comunicazioni, per mantenere ad ogni costo la perfetta facciata borghese.

Se un americano venisse a una grigliata in Italia, oltre a sorprendersi della colorazione tendente al viola dei denti degli invitati, noterebbe maniere poco eleganti, sarebbe assordato dal rumore delle grida e probabilmente gli verrebbero chieste cose un tantino sconvenienti.

L’America è un paese dove la forma e le buone maniere è ancora parte del sociale (per lo meno di una buona fetta della popolazione benestante), e sarà forse per questo che non mi sono mai divertita nel partecipare alle feste giardino, troppo autocontrollo per una buzzurra come me.

Ecco perché in un ristorante di Charleston, nel sud degli Stati Uniti, che serviva costolette di maiale marinate in salsa barbecue (un’istituzione) e dove campeggiava sopra i tavoli l’invito “se non vi sporcate per bene, non ve le godete”, mi sono sentita finalmente a casa.

   

   

 

 

 

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Un pensiero su “Barbecue in America

  1. che profumo di brace!!!!! 🙂

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