Fate la nanna

Ieri sera ero tra i milioni di italiani che guardavano il quarto di finale tra Italia e Inghilterra.

Il programma era il seguente: tornati da P. per un weekend infuocato, ci siamo riposati a casa qualche ora, per poi ripartire alla volta di Forte dei Marmi, (sì, un posticino proprio chic per guardare una partita di calcio) e raggiungere degli amici. Noi, eravamo in full-force, mancava solo la gatta nera.

Le ragazze hanno mostrato di apprezzare alcuni fasti che a casa non hanno, in particolare, la tenda del bagno privato sulla spiaggia super extra fine del Forte (sì, un posticino proprio chic per prendere il sole).

La partiva, stagnava…

Alla fine del primo tempo, consapevoli che i tempi supplementari e i potenziali calci di rigore sarebbero potuti essere un’eventualità reale, abbiamo tirato fuori il lettino da campeggio – caricato in macchina in un momento di genio e lucidità -, e sistemato la piccola in cucina in compagnia del suo fetido e inseparabile Lamby.

Casa nuova, atmosfera nuova, voci concitate nel salotto. No problem. Una manciata di minuti, forse secondi, e puff, la piccola fluttuava tra le braccia di Morfeo.

La grande, accompagnata dal vecchio Bubu (rinsaldato ad una zampa in ortopedia dalla sottoscritta, ma che fa sempre la sua porca figura in un posticino chic come quello) tempo un quarto d’ora e dormiva nella poltrona in salotto con noi.

Se non fosse stato per il tormento, l’inquietudine, il terrore durante quei 120 minuti e i 10 di quei maledetti rigori, la serata sarebbe stata totalmente stress-free, ma in ogni caso, dei nostri fanatici tormenti le piccole non ne volevano proprio sapere. Nemmeno quando Pirlo s’è fatto gioco del portieraccio inglese e neppure quando Diamanti ha assicurato il successo della partita, si sono degnate di schiudere un occhio, foss’anche di malavoglia.

Spesso quando dico a conoscenti o amiche, che mettiamo a letto le piccole alle otto, mi guardano con un certo sospetto, incapaci di nascondere una certa contrarietà.

Povere piccole, costrette a separarsi dai genitori così presto!

E’ così crudele!

Quando poi gli dico, rincarando la dose, che abbiamo applicato il metodo tratto dal libro “Fate la nanna”, beh allora veniamo prontamente catalogati nei “genitori talebani da non ascoltare, possibilmente non frequentare”.

Anch’io ero una madre che per nove mesi s’è inventata soluzioni più o meno creative pur di far dormire la propria figlia: fit ball (avete presente la palla che trovate nelle palestre? ecco, sedetevi sopra e dondolatevi saltellando con una neonata che piange), sedia a dondolo, marcetta nel cuore della notte, tetta a comando, tetta per disperazione. Nulla…

Poi è arrivato nella nostra vita un certo dottor Estivil e cribbio, – come direbbe il Berlusca – il miracolo fu compiuto. Tre sere di pianti, ma neanche troppo strazianti, e la piccola imparò a dormire da sola.

I genitori moderni sono terrorizzati dai no, e forse non vogliono pronunciarli perché coi loro figli ci stanno poco, tra il lavoro e gli assillanti corsi di danza, nuoto, calcio, tiptap, musica & co, i bimbi non passano molto tempo in famiglia, e il genitore – soprattutto la madre – sente che educarli al rifiuto potrebbe causare troppa sofferenza, o peggio, il mancato amore da parte del piccolo.

Il bambino capisce al volo la vulnerabilità dei genitori, e si trasforma in un piccolo mostro capriccioso, che vaga, – tanto per fare un esempio – alle undici e mezza di sera in giro per casa respingendo anche solo l’idea di andare a letto.

Evitando di dire dei no, si pensa di agire a fin di bene, tuttavia senza disciplina il bambino è perduto, e anche i suoi genitori, che finiscono di non avere mai un attimo di tregua, di intimità né condivisione.

Quel che invece non si capisce, è che la disciplina offre un regalo inestimabile, ancor più prezioso perché raro dopo l’avvento dei figli -: la libertà.

La libertà di stare coi tuoi amici, a bere vino, ridendo a crepapelle, tornando adolescenti e sperando in una dannata vittoria della tua Nazionale di calcio

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