Animali da spiaggia, a Levanto

Cosa studiano a fare gli antropologi nelle affollate aule universitarie? Molto meglio andare in spiaggia e studiare le svariate specie umane…

In un mese ad alta frequentazione di spiaggia, per una con lo spiccato istinto di osservazione – o quello di farsi i cavoli degli altri – le occasioni per studiare le infinite sottospecie di genitori, pullulano allegramente.

Il genitore sherpa è una sottospecie intrigante che stuzzica da sempre la mia curiosità. Il bambino, un grassoccio esemplare di mammifero sui sei mesi, sguazza comodamente nella piscina gonfiabile sul bagnasciuga ciottoloso mentre il padre,  inginocchiato sui sassolini aguzzi, sostiene per lungo tempo un ombrellino da geisha per proteggere il pargolo reale dai raggi del sole. La madre, in piedi, dà ordini.

Una donna sui quarant’anni grida – meglio, inveisce – contro la prole, in particolare la figlia sugli otto anni, apostrofandola con ogni sorta di epiteto: “Cogliona! Imbecille!” e rincara poi la dose, incurante degli sguardi allucinati degli altri bagnanti: “Che famiglia di merda. Tutti quanti!”. Questo esempio appartiene alla sottospecie delle momzilla.

Il bambino di sette anni, si rifiuta di nuotare. Non vuole entrare in acqua, nemmeno coi braccioli. I vacanzieri, arrivati da qualche area del ricco Veneto, premono. Non tollerano che il figlio, finalmente al mare, non goda delle gioie del mar Ligure. Un pochino di pressione in più e i musoni esplodono: “Ecco” – l’accento veneto si acuisce – “guarda tuo fratello più piccolo! Lui c’è andato in acqua e tu? Abbiamo speso un sacco di soldi per mandarti al corso di nuoto e guarda a cosa è servito: niente!” . IL primogenito è irremovibile. Bambino 1 – genitori della sottospecie dei rancorosi 0.

Due sorelle. Entrambe con figli. Due a testa. La figlia di una fa capricci in riva al mare, forse qualcosa non è andato esattamente  secondo i suoi piani. Inscena un piccolo capriccio-show. La madre, decisa a non incassare ma capire cosa succede, le chiede cosa c’è che non va. La zia, con volo radente, atterra nelle vicinanze come un falchetto rapace; la madre non ha il tempo di finire la domanda che già si avventa sulla preda chiedendo l’origine del malumore. Poi, agguanta la vittima e la rapisce, promettendo un invitante estathe, sotto gli occhi increduli della madre, defraudata da ogni autorità. Il falchetto rapace appartiene alla sottospecie della mamma saputella.

Un pomeriggio in mezzo alla settimana, arriva sulla spiaggia una donna incinta di sette mesi, con bimba di tre anni al seguito e padre svalvolato con barba incolta di almeno sei mesi. La mamma è felice, e sotto il peso della panciona, mantiene un lodevole fascino felino. La figlioletta gioca in riva al mare, e lo svalvolato comincia a scaldare qualcosa nel palmo della mano (qualche indizio: è marrone scuro, è gommoso, e profuma), poi incurante dei turisti accovacciati di fianco, a destra e a sinistra, sopra e sotto, s’accende il caro e vecchio cigarillo especial. La mamma, ne approfitta e si serve anche lei, entrando a spron battuto nella sottospecie delle mamme fricchettone.

La pratica val più che la grammatica, antropologi di tutto il mondo, aprite gli occhi che la vera scienza è davanti ai vostri occhi!

  

  

 

 

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