Viaggiare e insegnare italiano

C’è chi parte per un viaggio e torna a casa con il braccialetto del villaggio all-inclusive dicendo di aver visto qualche paese esotico.

C’è chi parte per un viaggio di qualche mese per fare un’esperienza all’estero e decide di cambiare le coordinate alla parola ‘casa’.

C’è chi parte per un viaggio senza muoversi dalla propria città.

Viaggiare non è solamente una questione spazio-temporale, è un’ esperienza che parte per prima cosa dalla mente.

Insegnare italiano a una persona straniera mette nella condizione di salire su molti aerei senza dover necessariamente varcare la frontiera, il viaggio comincia e finisce dalla bocca della persona che parla.

Non avessi insegnato italiano a stranieri, non avrei saputo che i romeni cucinano un piatto eccezionale, chiamato sarmale, che consiste in una foglia di verza, ripiena di carne e riso. Non avrei neanche appurato che i tedeschi sono capaci di mangiarsi dei wurstel speziati grandi come la Baviera per poi ingurgitare litri e litri di birra – ma non disdegnano neanche la schnapps.

Le prostitute nigeriane – quelle che arrivano pensando di trovare i soldi che pendono dalle fronde degli alberi e poi finiscono sulle strade senza alberi, quelle che ne hanno viste di ogni nelle notti della bassa padana a scaldarsi al fuoco di un bidone incendiato -, riescono ancora a trovare la forza di ridere e aggrapparsi al futuro, che parte anche da una lezione di italiano.

L’alloco – come lo chiamano in Costa d’Avorio – o banana fritta, è uno snack veramente gustoso, ma si mangia anche come accompagnamento ad un piatto di carne, magari la scimmia come fanno alcuni camerunesi che ho  conosciuto, ma in tal caso il mio viaggio si è fermato alla stazione precedente…

Insegnando italiano in una casa molto colta e profumatissima di incensi, ho avuto la conferma che anche all’estero gli argentini non rimangono mai senza calabaza e bombilla per bere la yerba mate, e capito perché sono i più europei di tutti i popoli sudamericani.

Quando si insegna a studenti cinesi, non c’è da sorprendersi se imparano alla perfezione in pochissimo tempo, sono macchine di disciplina, ma poi tutto si vanifica perché appena l’anno scolastico volge al termine, scompaiono nella nebbia del lavoro per non farne più ritorno. Quel che resta, è un rolex finto, regalo di Natale.

Sposare un uomo per forza disgusta anche nel leggerlo sui libri, ma vederlo nel vuoto degli occhi di una donna irachena, sola in una casa lontana, lascia una sensazione amara di sgomento e inutilità.  

Dicono che insegnare sia come andare in bicicletta e tutto torni alla mente nel giro di qualche minuto.

Ma quando qualche giorno fa mi sono seduta sopra la terrazza di una villa sul mare, e ho ripreso in mano libri che non toccavo (e temevo non avrei più ripreso in mano) da così tanto tempo, non ne ero così sicura. Mi sentivo arrugginita e inceppata nonostante i miei studenti non avessero gli strumenti per fare il paragone. Ma il mio ego, sì…

Poi sempre più nozioni si sono fatte varco tra le zoppicanti membrane del mio cervello e hanno cominciato via via ad affinarsi.

E il viaggio è ricominciato, passando per foreste di pini, laghetti, pesce crudo e gente dagli occhi blu come il mar Baltico.

Destinazione: Svezia.

 

 

  

  

 

 

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Un pensiero su “Viaggiare e insegnare italiano

  1. we miss ready your blog (in English). Very sad we wont see you this summer. Sounds like everyone is doing well.

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