Masculo italico? No, grazie

In Italia sembra andare ancora di moda il vecchio costume di trattare male una donna, tecnica ritrita da provolone spesso usata per fare colpo; e purtroppo vi sono molte donne che subiscono ancora il fascino delle rudi maniere del masculo italico.

La donna spesso si incaponisce coltivando la segreta e ingannevole speranza che lui possa cambiare trasformandosi in un cigno di buone maniere; ma la lotta che segretamente prende parte dentro di lei è invece un conflitto di accettazione.

Il fatto è che ho visto molti più uomini rimanere fedeli a se stessi – semmai acuendo la mala creanza – che cambiare.

Le donne che sopportano questo tipo di abuso (non solamente dai compagni ma in tutte le altre sfere del sociale) sono donne che hanno scarsa coscienza di sé e dei propri mezzi, troppo fiacche nell’intimo per potersi distaccare dalle dipendenze inquinanti.

Diversamente, una donna forte di sé e del suo decoro, ricuserà dall’accettare un trattamento che non sia meno di dignitoso, foss’anche dal fruttivendolo sotto casa.

Certo il rifiuto, (o la semplice consapevolezza che la controparte mai ci accetterà per quello che siamo), è duro da digerire.

A distanza di oltre dieci anni mi capita ancora di rosicare per quel colpo di fulmine finito in malora (del resto, non li chiamano colpi di fulmine per niente) ma non certo nel rimpiangerne le doti amatorie, piuttosto perché essere scartati traccia una ferita profonda nel proprio orgoglio.

Ma perché nel 2012 – tralasciando i casi inaccettabili e abominevoli di femminicidio che rientrano in un altra ben più grave categoria – un uomo si sente ancora in diritto di usare maniere sgarbate nei confronti di una donna?

Forse è l’archetipo del maschio guerriero – tuttora presente nella psiche collettiva degli uomini – dell’avido predatore che vede nell’oggetto di conquista solo un trofeo da mostrare al villaggio/società.

Temo tuttavia che sia troppo riduttivo sbrigare la questione puntando il dito sulla misoginia sfrenata di alcuni uomini.

Anche le donne, sul loro ruolo in questo conflitto, hanno molto da riflettere.

Si è parlato molto ultimamente dell’eterna diatriba sulla parità dei sessi, anche in seguito ad alcuni articoli di autorevoli donne e figure di spicco: Ann-Marie Slaughter e Laurie Penny; quest’ultima in particolare, punta il dito sulla necessità, da parte delle donne, “di cominciare a chiedere molto, molto di più”.

Se proprio non possiamo esimerci dal vivere il rapporto tra i due sessi come una jungla nella quale aggirarsi – o quantomeno come una partita a scacchi -, dobbiamo recuperare quella nostra natura primitiva e selvaggia, sviluppando la dote primaria di un animale: l’istinto.

E per la nostra sopravvivenza, cominciando da subito a scegliere meglio la nostra preda.

   

 

 

 

  

  

 

 

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Un pensiero su “Masculo italico? No, grazie

  1. “Prendi una donna, trattala male”.. Marco Ferradini?? Ma Vaaaaffanc.. Ecco, ci siamo capiti.

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