“Cara, ti lascio e mi risposo”

T. è un’adorabile signora americana di 54 anni, con un marito avvocato, due figlie all’università e una grande casa in Nebraska. E’ una di quelle donne che appena entrano in una stanza la illuminano col sorriso e contagiano di buon umore chiunque gli stia attorno. Difficile non voler bene a T.

Domenica sera, suo marito, ha lasciato la casa dove hanno cresciuto le loro figlie, per non tornare più; ha deciso di sposare una donna incontrata da poco con tre figli alle spalle.

In America c’è il detto di stare alla larga dalle persone divorziate perché hanno già un precedente, la loro fedina “famigliare” è già sporca e non avranno troppe remore nel risporcarla di nuovo.

Il marito di T. infatti, era già al secondo matrimonio, dal quale era nato un figlio.

A scoprire l’intrigo, una delle figlie – a casa per qualche giorno di vacanza – che ha cominciato a insospettirsi nel vedere il padre chiudere lo schermo del lap top tutte le volte che lei passava nelle vicinanze, nell’inutile tentativo di nascondere quello che stava già diventanto una prova a suo carico.

Così come il delitto, non esiste neanche il tradimento perfetto…

Adesso i benpensanti puritani, osservanti rigorosi della filosofia del lavare i panni sporchi in casa e del dare una mano di bianco su tutto quello che non è candido, si scandalizzano stupiti e increduli di fronte all’adultero.

Ma qualcun altro invece – avvezzo agli intrighi – ci aveva visto lungo…

Io e Doug avevamo da anni fiutato ciò che una comunità fondata sulla forma, cercava a tutti i costi di reprimere.

Se un uomo (o una donna) vicino ai cinquanta comincia a fare cose che non ha mai fatto prima, ad esempio perdere peso, fare jogging, mostrare un’improvvisa cura del proprio aspetto fisico,  c’è sempre un motivo per insospettirsi.

M., il marito, l’anno scorso aveva reclamato il desiderio di un viaggio nel back country canadese, campeggiando in solitaria, evitando di trascorrere le consuete vacanze in famiglia.

Nessuno che allora disse: “Ma quest’uomo si è completamente rincoglionito ?” oppure “Sì…solo in compagnia di una sventola bionda con quinta di reggiseno”; ci fu solo qualche timida alzatuccia di spalle ed un flebile tentativo di giustificare l’indole di quest’ultimo all’introspezione e all’originalità.

Ora T., con il cuore a pezzi è sola nella grande casa in Nebraska ed è costretta a scacciare dalla mente ricordi non voluti che tornano con forza a tormentarla: sua madre, lasciata dal padre quando era solo una bambina, si tolse la vita incapace di accettare l’abbandono.

Parlando con mio padre della crisi esistenziale che colpisce molte coppie di loro amici, mi è rimasta impressa la sua asserzione che “oggigiorno ci sono donne che lasciano i loro mariti e vanno con uomini più giovani o belli”.

Questo è un terreno minato, dove scivolare su luoghicomuni e stereotipiti di basso livello è estremamente facile, e fomentare la corrente femminista fin troppo scontato.

Non riesco tuttavia a non pensare al film con Meryl Streep e Clint Eastwood, – I ponti di Madison County – struggente ritratto di un’indimenticabile donna del Midwest che, rimasta sola a casa senza il marito e i figli via per una fiera, si trova a vivere un’intensa e inaspettata storia d’amore con un fotografo in città per un reportage.

Il cuore la porterebbe a lasciare tutto, ma solo dopo un’incredibile lotta interiore, decide di sacrificare la sua felicità per restare con la sua famiglia.

Quasi tutte le donne che hanno figli e che leggeranno queste parole – che agli occhi di molti uomini potranno sembrare la banale parabola della “buona moglie” – capiranno in un istante quello che questo esempio ha da dire.

La questione non è chi sia più buono tra un uomo e una donna.

La differenza sta nell’atavica indole delle donne ad accettare l’inaccettabile, a portare tremendi fardelli sulle proprie spalle ad arrivare all’abnegazione in nome della famiglia.

E purtroppo o per fortuna, – a ognuno l’intimo giudizio – il virtuosismo del sacrificio diventa il nostro modello di vita.

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