Perdere tutto e non saper dove andare

C’è qualcosa di penoso e struggente nel guardare negli occhi un uomo che ha perso tutto.

Un uomo come tanti, tanto ordinario che non ci si ricorda nemmeno il suo viso, e che per coincidenza, sfortuna, scelte sbagliate o solo per uno scherzo del destino, nel giro di qualche mese, vede la sua vita stravolgersi.

Fino all’anno scorso, R. viveva una vita appagante, aveva soldi in tasca e denaro in banca, un figlio piccolo, una moglie sposata giovane, passione e successo per il ballo.

Dopo vent’anni la moglie decide di separarsi, chiede gli alimenti per il figlio e continua a vivere nella casa che R. aveva arredato su misura da solo, nel tempo libero. Il figlio ora lo vede poco, mentre il nuovo compagno della moglie lo cresce al posto suo.

Il denaro in banca è sparito come anche il lavoro, e soldi in tasca niente.

R. ha viaggiato in tutto il mondo, ma il suo posto, dice di averlo trovato in Venezuela. C’è stato quest’estate con un amico, anche lui separato, e vuole provare ad aprire qualcosa là. Gli piace il calore della gente, l’umiltà, la semplicità delle persone. Forse aprirà un baretto sulla spiaggia, o una guesthouse per turisti, anche se non è più facile come una volta – gli hanno detto alcuni italiani che vivono lì.

Là ha incontrato una donna che “neanche la più bella di qui le allaccia le scarpe” , ma fa la una prostituta. Dice che fin da piccole le ragazze sanno che quello sarà il loro mestiere; eppure a lui non gli ha mai chiesto soldi. Neanche quando mangiavano pesce al ristorante, e facevano finta di essere fidanzati. Lei però un fidanzato ce l’ha già, è australiano ed è -in gergo – il suo sponsor: le compra i vestiti, le manda denaro, l’aiuta a vivere meglio. R. sa che questo non è amore, ma lei è riuscita a farlo sentire bene.

Guardo R. mentre si confida, in fondo non ci conosciamo neppure, deve aver pensato che aprendosi, non sarebbe stato giudicato. O forse, tutto quel tramestio doveva venire fuori.

Guardo R. mentre mi parla dei suoi progetti, della sua fuga e vedo un uomo che non sa dove andare. I suoi occhi verdi, quasi ingenui, sono smarriti; sono occhi di chi cerca e annaspa, di chi cammina e incespica. 

Ricominciare da zero in Italia, tentando di aprire un’attività è impossibile, tra le tasse, gli affitti e le regolamentazioni restrittive, il fallimento è garantito; R. crede che in città la gente ormai pensi solo ai soldi e a come fregare i turisti, e la mentalità contadina sta scomparendo con gli ultimi vecchi che se ne vanno.

R. non è né il primo né l’ultimo a navigare su una secca aspettando il colpo di vento capace di cambiare tutto. Se una volta – per senso comune o “per i figli” – le coppie continuavano a tenersi strette nonostante i terzi incomodi, ora i divorzi tra i quarantenni sono la scelta primaria.

Il risultato dello sbriciolamento di un progetto di famiglia, sebbene possa da un lato prospettare scenari di un’esistenza all’insegna della libertà, ha creato una generazione di uomini privi di direzione, feriti dalla delusione di un amore inabissatosi tra le reciproche recriminazioni, incapace di poesia.

Purtroppo, il miraggio di una vita fatta di indipendenza e leggerezza, nasconde tra le pieghe un ben più cinico realismo,  ingnorato dai più, fatto di un’edulcorata solitudine.

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