Gemelli diversi

Qualcuno potrebbe dichiarare che almeno da neonati, uomini e donne sono uguali: entrambi strillano, sporcano il pannolino, si attaccano con avidità alla tetta della mamma. Ma a sentir il parere di pediatri, fisioterapisti o delle sole madri che hanno avuto sia un maschio che una femmina, nemmeno in tenera età uomini e donne viaggiano sugli stessi binari.

Le femmine sono – a detta degli esperti – un pochino più sveglie e reattive, i maschi tendono a essere più pigri e pachidermici; quando vedi un maschietto di quindici mesi ancora comodamente seduto per terra, la risposta della mamma sarà spesso: “E’ proprio un maschio!”.

All’asilo, al parco o in cortile, le bambine passeggiano cullando la loro bambola, sussurrano dolci parole alla loro “piccolina” o intrattengono da brave mammine i bimbi più piccoli, coltivando quell’istinto materno che spontaneo si fa largo nelle sfumature di una personalità ancora grezza. I bambini invece, corrono senza direzione, inseguendo una palla sgonfia, sudati e attaccaticci, saltano e schiamazzano. Se li vedete parlicchiare con fare complottistico, probabilmente si stanno stiracchiando i rispettivi piselli.

A quindici anni, sul bagnoasciuga, i ragazzi si esibiscono per ore in interminabili palleggi sfoggiando una virilità Ronaldiana, mentre il massimo sforzo fisico delle ragazze consiste nel giochicchiare a pallavolo dentro l’acqua (sempre meglio coprire gli inestetismi, anche quando non ci sono!) stando bene attente a non bagnarsi troppo la faccia.

Dopo i trenta, sempre in spiaggia, quelle stesse ragazze, lasciano ogni tentativo di ginnastica per dedicarsi interamente alla tintarella; in gruppo, strette strette fumano sigarette messaggiando febbrili con l’i-phone. I ragazzi invece, giocano a racchettoni in riva al mare.

Se vedete un gruppo di uomini parlare fitto fitto uno vicino all’altro, non fatevi idee strane: stanno parlando di calcio. Se vedete un gruppo di donne parlare fitte fitte una vicina all’altra: si stanno raccontando l’ultima malattia dei figli.

A cinquant’anni lui ha messo via palle e palline, racchette e scarpette e non vuole fare due passi neanche per portare fuori il cane; lei, si è iscritta al corso d’inglese serale, fa acquagym in piscina e di domenica va con le colleghe a vedere la mostra di VanGogh.

A  ottant’anni lui tocca il culo alla badante che vive in casa con loro mentre lei non perde una puntata di “C’è posta per te“, pensando se è già morto quel ragazzo con cui s’era tenuta per mano l’estate del ’32.

Pare incredibile che a un certo momento della vita, questi due universi inaccessibili e inavvicinabili, riescano tuttavia – contro ogni previsione – a convergere l’uno verso l’altra, convivendo sullo stesso pianeta.

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