Relax e viaggi: in vacanza coi figli

Siamo tornati da una settimana di vacanza in Svizzera e posso affermare con certezza di non essermi riposata per niente!

Qualcuno potrebbe dire che guidare per millequattrocento chilometri attraverso passi di montagna con due marmocchiette di due e quattro anni non è esattamente l’idea di una vacanza rilassante…e quel qualcuno potrebbe anche avere ragione.

Gestire le esigenze di quattro persone con ritmi e desideri diversi (per la cronaca, i nostri desideri erano molto indietro nella lista delle priorità) richiede molta energia, e far fronte all’incessante sfilza di lamentele e domande necessita di enormi doti diplomatiche.

“Ho fame!” “Siamo arrivati?” “Quando guida la mamma mi fa male la pancia” “Sono stanca” “No volio (riferito alla nostra scelta di musica) “Voglio vedere le mucche” “Mi metti su Giannagianna?” “Ci fate vedere un cartone? Sì, cattone“.

Questo è solo un assaggio delle suppliche ripetute alla nausea fino a quando – grazie ad una strategia mirata e vincente – i desideri delle due principessine ereditarie non vengono esauditi.

Questa è la cronaca di quando tutto va bene.

Se le cose cominciano a girare per il verso sbagliato può anche capitare che appena arrivati in un paesino nel cantone tedesco, dove gli abitanti parlano una lingua quasi incomprensibile, pronti ad entrare in una delle biblioteche più importanti del mondo, scopriate che la più grande, proprio mentre fa pipì, abbia il corpo interamente coperto di bolle rosse e pruriginose.

Succede a quel punto che si debba rifare il giro al contrario senza passare dal VIA, e correre al Kinderospital dove, due dottoresse che farebbero invidia al cast di Grey’s Anatomy, visitano la bambina diagnosticandole una ‘banale’ orticaria.

Certo, sarebbe più rilassante prenotare una settimana in un club vacanze sulle Dolomiti o sul lago di Garda, dove il massimo della distanza percorsa sarebbero i metri dalla camera al buffet e dal buffet alla piscina coperta.

Quando si hanno figli piccoli bisogna scindere il viaggio dal relax, averli tutti e due è impossibile e quelli che dicono di avercelo mentono sfacciatamente oppure di cognome fanno Beckam o Pitt-Jolie e hanno quattro tate al seguito, vanno al Kampinsky di St. Moritz e non al Jugendherberge, si spostano con sei macchine diverse invece che su una multipla e non dormono in una stanza coi letti a castello.

Se si è disposti a lasciare l’elemento relax fuori dal pacchetto all-inclusive non è detto che non si guadagni in esperienza e qualità del viaggio.

Riuscire a macinare dei chilometri, esplorare il mondo, accontentare i propri figli e mantenere uno straccio di vita di coppia è una sfida immane ma fattibile, occorre una super organizzazione, un marito con gli attributi e la volontà ad essere flessibili.

Quando questo accade, ammirare lo JungFrau anche solo dal campo base, mentre le piccole si rincorrono col sorriso e i capelli al vento, è come scalare uno degli ottomila senza ossigeno.

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