Vendita auto tra bolli e tasse made in Italy

Qualunque italiano sa – e tutti gli stranieri da anni nel nostro paese – che per vendere qualsiasi cosa in Italia si deve sottostare ad inevitabili e onnipresenti tasse e bolli, ultimi tasselli di interminabili trafile burocratiche.

Quando ho deciso di vendere l’Opel Corsa, ero quasi certa di avere tutta la documentazione necessaria, ma una vocina nella mia testa presagiva che qualcosa potesse andare storto; tutti gli italiani sanno che c’è un momento nella vita di ognuno di noi dove si può diventare Josef K.

Nella fattispecie, quella vocina aveva le tonalità di mio cognato, colui che è riuscito a vendermi l’auto.

“Cosa mi serve per vendere la macchina?”

“Niente. Solo il libretto di circolazione e il foglio complementare. Tanto ce li hai, no?”

Il libretto di circolazione era senz’altro una di quelle carte bagnaticce (l’Opelina ormai faceva entrare la pioggia dal cofano) sotto il cruscotto, ma del foglio complementare (che solo per ricordarne il nome mi ci sono volute un paio di settimane) non avevo traccia.

“Forse ce l’hanno i tuoi”.

Da dodici anni fuori di casa ero più che sicura che i miei non avessero nulla, tutt’al più qualche foto delle medie dove in piedi in ultima fila, sfoggiavo un ciuffo a banana.

“Tranquilla” mi rassicura il mio venditore, vai dai carabinieri, fai denuncia e poi l’ACI ti rilascia una copia.

Affranta da quella che già so, sarà una delle mattine più lunghe della storia, mi avvio dai carabinieri.

“Signora,mi serve il libretto di circolazione”.

“Non ce l’ho (lo sapevo, Franz K. oggi sono io).  L’ho dato a chi mi ha comprato la macchina”.

“Si faccia mandare un fax e torni con quello”

Qualche giorno dopo, torno al comando dei carabinieri con la copia del libretto, e parlando con un altro, mi dice che bastava anche il numero di targa (ovvio no?). Il sistema operativo dell’ACI in quel momento è bloccato, ma dopo una mezz’oretta – in cui studio tutte le divise dell’arma e i modellini auto dal dopoguerra ad oggi – il documento è pronto.

Se mentre a Parma, ti rilasciano il duplicato al momento, a Levanto ci vuole qualche giorno; l’impiegata è super gentile e rimaniamo di sentirci fra una settimana.

Nel frattempo chiamo il compratore che dalla bassa parmense mi raggiungerà il venerdì dopo per siglare il celebre “passaggio” nella sede di Parma.

Il venerdì è arrivato. Oggi.

In Italia c’è sciopero, nella scuola di Julia non ci sono le bidelle e viene rispedita a casa.

L’impiegata che mi deve consegnare il foglio complementare è a La Spezia in mattinata e dovrebbe arrivare a Levanto intorno alle 12.30, il che mi metterebbe nella condizione di guidare con tutta la family fino a Parma per incontrarmi alle 3 coi nuovi compratori. L’Aci chiude alle 4.

La chiamo intorno alle 11, mi dice che è ancora in giro per uffici e sarà probabilmente sul treno delle 12.45, ma quando arrivano le dodici e un quarto mi chiama e mi comunica che sarà su quello che arriva all’una.

In stazione, il treno è in ritardo di dieci minuti. Poi venti. Infine venticinque. Difficile a questo punto essere alle tre a Parma. 

La consegna del documento avviene sulla pensilina (l’importo per la copia l’avevo già versato) e subito in macchina verso Parma dove si avviano senza coda le pratiche di cambio proprietà. Come Franz K. avrebbe sospettato, anche se la macchina verrà utilizzata per i prossimi dodici mesi da altri, in virtù del fatto che il bollo è scaduto da qualche settimana, devo pagare l’importo in toto.

Matematico.

Sgancio centododici euro, maggiorati di altri sei euro di cui la provenienza mi risulta ancora confusa, realizzo che su un ricavo di trecento euro me ne rimangono in tasca appena centocinqunta e un bel po’ di ricordi della mia prima macchina.

Se chiedete a dieci italiani a cosa serva nello specificio il bollo auto nove vi risponderanno di non saperlo, fa parte di quall’infinità di costi fissi, per lo più a vantaggio di comuni/regioni/stato che gli italiani pagano…perché si fa così.

Siamo un popolo abituato sia per ignoranza che per mansuetudine ad accettare senza questionare.

Come per quella tassa fissa sulle ricariche telefoniche che fino a qualche anno fa dovevamo pagare ed eravamo gli unici in Europa. Così come il canone Rai, il bollo sul passaporto, le marche sui documenti ufficiali, le autostrade sgarruppate a peso d’oro.

E io pago.

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