L’uomo moderno e la paura del dolore

Rispetto a trent’anni fa, per lo meno in Italia, la scelta di partorire con l’epidurale è aumentata a livello esponenziale. Ora, sempre più donne sono disposte – piuttosto di non dover sopportare le lancinanti contrazioni del parto – a spendere (là dove non venga passata dal servizio sanitario locale) anche mille euro.

Dopo aver partorito, e le mie amiche dopo di me, ho tessuto fitte conversazioni ricche di dettagli sulla nascita delle mie figlie, da quando è iniziata la fase prodromica a quelle espulsiva.

Appena qualcuna partoriva, ci si domandava tra comari quanto avesse spinto, se l’avessero tagliata, se avesse sofferto, se si fosse fatta un clistere, quanti punti le avessero dato.

La morbosa attenzione verso questo genere di questioni è un fatto recente, poiché rimane l’unica vera prova per le giovani donne (se escludiamo chi sceglie l’epidurale) di affrontare un dolore fisico mai provato e di grande intensità, e quasi per esorcizzarne il ricordo o glorificarne l’impresa ci si perde in racconti epici per molti mesi a venire.

Quando si ha un accenno di mal di testa, non ci si pensa un minuto a prendere un analgesico; per il bruciore di stomaco sono in commercio molteplici antiacidi, e poi ci sono pasticche per il raffreddore, cerotti per i calli, creme per il mal di schiena e gocce per il mal d’orecchi, ci sono persino oli per le ragadi al senoinsomma a guardar bene, in ogni casa si potrebbe trovare una piccola farmacia di quartiere.

Nonostante non propenda al masochismo feroce e deprecando gli estremismi dove non ci si cura affatto, mi sembra che le società occidentali moderne siano in qualche modo terrorizzate dall’idea del dolore fisico, forse ancor di più che quello spirituale.

Rifiutando di affrontare il dolore non solo si rischia di assuefare il nostro corpo a medicinali di cui si può diventare via via sempre più dipendenti (America docet), ma si rinuncia ad allenare il proprio corpo a risolvere alcuni fastidi da sé.

Molti bambini soffrono di piccoli disturbi passeggeri che li infastidiscono quanto noi adulti, eppure – poichè a volte non riescono ad esprimere bene quello che sentono – li sopportano con grande dignità senza servirsi di antidolorifici.

Mi chiedo se il ricorrere a rimedi farmaceutici non sia frutto di una nuova filosofia di vita volta al desiderio di una vita ‘perfetta’ – o presunta tale – dove il dolore fisico è considerato una debolezza da non mostrare in pubblico e quindi da scacciare all’insorgere del primo sintomo.

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3 pensieri su “L’uomo moderno e la paura del dolore

  1. forse una volta le donne partorivano più giovani? quindi la gestione del dolore è diversa? si concordo, per ogni cosa si corre in farmacia (ma prima ci si “documenta” su internet) 🙂

    • Ciao! Beh sì in effetti le donne prima erano più giovani e facevano anche tutto da sole, il marito aspettava fuori. Adesso invece ai neopapà gli hanno dato il nuovo ruolo di “mental coach” in sala parto!

      Io per fortuna sono fuori dal tunnel e non guardo più online le malattie varie….
      Ciao
      e.

      • 🙂 ci sono un sacco di aneddoti sui padri di una volta in attesa…. 🙂
        A volte ci lasciamo suggestionare da quanto si apprende!

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