Un anno vissuto pericolosamente in Liguria

E’  già da qualche tempo che mia sorella mi punzecchia gridando: “La Liguria non ti vuole!”

Ma per capire fino in fondo quello che potrebbbe sembrare solo all’apparenza un egoistico desiderio di ricongiungimento, bisogna partire dall’inizio…

Ad un mese dal nostro ingresso trionfale – o almeno così credevamo – in Liguria, la casa in cui abitiamo comincia  ad allagarsi, una pioggia incessante si abbatte in poche ore su tutto il territorio circostante, un fiume di fango scende dalla montagna sopra di noi, e una volta messa in salvo la gatta dentro l’Opel Corsa, ci rifugiamo dai nostri vicini.

Una mattina d’estate di qualche mese dopo, ancora rintronata dal sonno, vedo dalla finestra della camera una nuvola grigio rosso nel cielo blu ligure, qualche minuto dopo, Canadair e elicotteri iniziano a sorvolare la zona senza sosta per cercare di spegnere l’incendio sviluppatosi nel paese appena più in alto.

Non era passato neanche un mese da quell’episodio, che un pomeriggio di agosto, sorseggiando un caffé all’ombra della palma, sento provenire dal boschetto di fianco, il rumore di quello che sembra un mega barbecue. Rapido come solo il fuoco su un terreno secco e desideroso d’acqua, un altro incendio – a una manciata di metri di distanza – ci forza a lasciare casa.

Qualche sera fa, durante la passeggiata serale del Labrador dei miei in villeggiatura da noi, mio marito di certo non pensava che il rumore sopraggiunto alle sue spalle, fosse quello di un animale schivo eppur temibile. Gli zoccoli lanciati in una corsa ancora inspiegabile, non appartenevano ad un cane grosso – come mio marito dapprima sospettava – ma ad un cinghiale che stava sfrecciando a tutta birra verso di loro. E’ stato solo grazie ad un grido acuto in preda al terrore, che la bestia si è fermata ed ha deviato la sua corsa, optando per tornare indietro. Il cane intanto, continuava a fiutare per terra, imperturbabile. 

La stessa sera, già a letto sotto le coperte, scherzo con mio marito dicendo che la casa dove viviamo ora è probabilmente stregata. Il tempo di finire la frase che subito il quadro di fianco a me si stacca dal muro e frana bruscamente per terra.

“La Liguria non ti vuole!” è la frase che echeggia nelle mie orecchie come un mantra pronunciato all’infinito dalla voce inconfondibile di Totò.

E per scongiurare qualsiasi altra possibile catastrofe, non ci resterà altro da fare che comprare qualche cornetto rosso, uno spicchio d’aglio o tutt’al più una toccata di palle.

 

 

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3 pensieri su “Un anno vissuto pericolosamente in Liguria

  1. beh il marito ce l’hai a fianco.. quindi per l’ultima cosa no problem… 🙂 Auguri!

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