Esperimento fruttariano

frutta

Sto preparando da qualche mese un articolo su stili di vita alternativi, coi i quali, per caso, sono venuta a contatto, in particolari fruttariani (persone che mangiano frutta) e scalzisti – ma non chiamateli così perché lo considerano offensivo – (coloro che vanno in giro scalzi).

Dopo mesi di interviste a fruttariani in Italia e all’estero, qualche giorno fa ho avuto un’idea brillante, per rendere la ricerca ancora più credibile e toccare con mano la filosofia che sostengono. Diventare fruttariana per cinque giorni.

Essere fruttariano significa nutrirsi di frutta e frutta-ortaggio, (che la maggior parte della gente, me compresa, chiama verdura); fanno parte di questa categoria, tra gli altri, le zucchine, la zucca, i pomodori, i fagiolini e i peperoni. Alcuni fruttariani mangiano anche semi, ma io ero decisa a seguire la strada più purista.

Mio marito, che approva a prescindere qualsiasi esperimento io voglia intraprendere, mi ha detto: “Va bene. Basta che non diventi cattiva”.

Deve essere rimasto traumatizzato da qualche mia dieta passata, o forse mi conosce troppo bene…

Per avere delle linee guida, ho contattato un fruttariano che organizza incontri divulgativi sul tema e trenta euro dopo lasciati al fruttivendolo, ho cominciato la dieta.

Partendo dall’assunto che il primo e l’ultimo alimento nella giornata da mangiare è la mela, ho fatto colazione con quattro spicchi di stark (la migliore).

Nonostante la fame, la mela non voleva saperne di andare giù e solo a metà mattina sono riuscita a finirla.

Partendo da un altro assunto, e cioé che durante la giornata è preferibile mangiare frutta dolce, ho pranzato con due caki, due fette di melone bianco e due zucchine.

Quando sentivo un po’ di fame, tagliavo una mela stark e ne mangiavo qualche fetta.

Alle tre e mezza eravamo invitati al compleanno di una compagna di Julia; la festa era in un bar e le canzoncine per bambini sparate a bombissima (come direbbe mia figlia) sono state più difficoltose da sopportare che rinunciare alle leccornie da festa di compleanno come patatine fritte e pizza. Ma per resistere all’infernale crescendo di Cristina D’avena e “Le tagliatelle di nonna Pina” ho commesso la mia prima infrazione al codice fruttariano, ho tracannato un bicchiere di prosecco. Mi avevano trascinato in pista per un improbabile trenino coi bambini, ed ero in urgente bisogno di alcolici.

A cena, mentre gli altri componenti azzannavano davanti ai miei occhi risotto allo zafferano e hot dogs, io consumavo una frugale porzione scondita di peperoni bolliti e zucchine, una banana e una fetta di ananas. La più grande intanto mi sbeffeggiava guardando il mio piatto e diceva: “Tu non mangi il riso, devi mangiare la frutta”.

Ho chiuso in bellezza con una mela stark, e con discreto ottimismo ho terminato la mia prima giornata fruttariana.

Una volta alzata, un’altra mela stark mi ha dato il buongiorno, seguita da un melone per merenda; a pranzo un cako, una zuppa di zucca con un filo d’olio (altro strappo alla regola) e una pera.

Verso le quattro ho cominciato a sentire i primi morsi della fame.

“Beh. Mangerò una banana”.

Soprendentemente, la banana non mi ha dato sollievo.

Volevo di pù.

Ho provato con un’altra mela. Niente.

Ho bevuto un bicchiere di lambrusco che mi ha fatto venire ancora più fame.

 Mio marito intanto stava iniziando i preparativi della cena: quiche con feta e pomodori secchi, crostini al salmone e philadelphia, funghi saltati in padella.

“Alcuni fruttariani mangiano i semi”, mi sono detta crogiolandomi nel mio colpo di genio.

Ho aperto avida l’anta della dispensa e ho finito in pochi minuti la bustina dei semi di zucca.

Ogni volta che sentono lo scalpiccio di plastica provenire dalla cucina, i falchetti di quattro e due anni che vivono con me, spuntano da dietro un muro chiedendo “Cosa stai mangiando?” E se non sono convinte della tua risposta, incalzano, avvicinando il naso alla bocca “Fammi sentire”.

 …Io che volevo essere l’unica a mangiare il mais tostato che avevo appena scoperto.

 Con mio grande sgomento, dopo i semi, avevo più fame di prima!

Mio marito, placido come sempre, mi dice qualcosa che suscita in un attimo la mia irritazione, e con una dinamica difficile da ricostruire – ero in quel momento intrappolata in un buco nero incapace di intendere – gli mollo uno schiaffo secco sulla mano.

Lui emette un grido degno dell’Actor Studio di N.Y. tenendosi la mano, e proferisce, profetico, le tre parole che sanciscono la fine del mio esperimento fruttariano: “Sei diventata cattiva”.

Ci sono volute 36 ore.

I crostini al salmone non sono mai stati così appetitosi.

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Un pensiero su “Esperimento fruttariano

  1. ah ah ah …anche io sono quella da esperimenti e mio marito mi dice le stesse parole!!! A natale abbiamo un’amica vegana…mi sto gia’ scervellando per il menu’!

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